Coronavirus. Da Codogno: «Niente panico, ma preoccupazione sì»
«Lo abbiamo saputo dal tg come gli altri e non sappiamo bene cosa fare». È un racconto di incertezze quello di Anna che vive a Codogno, il paese dove si è verificato il primo caso di coronavirus in Italia. Un 38enne di Castiglione d’Adda è ricoverato in terapia intensiva, in prognosi riservata, all’ospedale di Codogno, probabilmente contagiato da un amico da poco rientrato dalla Cina, che non ha però evidenziato sintomi della malattia, con cui era stato a cena ai primi di febbraio. Sei in tutto i contagiati.
«L’indicazione è quella di stare il più possibile a casa, ma a me pare che ancora ci sia mancanza di informazioni. O ti fai prendere dal panico e veramente ti chiudi in casa oppure cerchi di fare la tua vita con un po’ di prudenza. Vorremmo sapere davvero che tipo di spostamenti ha fatto questa persona, che luoghi ha frequentato. Lavora in un’azienda dove lavorano decine di persone del paese, se ragioni in ottica di epidemia cominci a chiederti chi conosci che lavora lì e che abitudini hanno. Se ragioni così diventi pazzo, al supermercato e al bar puoi aver incontrato chiunque» spiega ancora Anna.
Chiara l’indicazione di non andare all’ospedale che ha il pronto soccorso chiuso. «Però alle prime linee di febbre si chiama il 112 e dovrebbe arrivare qualcuno a casa», dice Anna che vuole essere razionale. «Niente panico, ma preoccupazione sì. Io continuerò a mandare il bambino al nido come ho fatto stamattina fino a indicazione contraria».
L’assessore lombardo alla salute Gallera ha chiesto spostamenti minimi e isolamento per i tre comuni interessati: 15.900 abitanti (Codogno), 15.000 (Casalpusterlengo) e 4.600 (Castiglione d’Adda). Complessivamente l’invito della Regione Lombardia riguarda 35.500 persone. La Ausl di Piacenza ha avviato verifiche e controlli anche sul territorio emiliano. Quarantena obbligatoria per chi è venuto a contatto con i pazienti positivi. Sotto indagine al momento ci sono al momento un centinaio di persone.
Con un post su Facebook è intervenuto anche l’immunologo Roberto Burioni. «Le ultime notizie mi portano a ripetere per l’ennesima volta l’unica cosa importante: chi torna dalla Cina deve stare in quarantena. Senza eccezioni».