Gianluca Grignani: «Riparto libero»
Gianluca Grignani, 47 anni ad aprile, entra nel nuovo decennio con una canzone da cui ripartire, prodotta dalla sua etichetta Falco a Metà e registrata nel suo studio di registrazione La Fabbrica di Plastica. Con i suoi tempi. I suoi modi. Le sue risorse. Nell’anno in cui Destinazione Paradiso compie 25 anni, il cantautore milanese dà la prima anticipazione di un progetto ambizioso: tre dischi, tre volumi, con un unico filo conduttore, pensati e parzialmente scritti in questi tre anni di silenzio e assenza, lasciando che le vicende personali, gli incidenti, le crisi di panico sparissero dalle scene. Per tornare a parlare solo di musica.
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Gianluca Grignani: «Le mie debolezze, le crisi di panico»L’anticipazione è Tu che ne sai di me, un brano rock, pensato e suonato, in cui suonano pesanti le batterie. Sarà disponibile dalla mezzanotte del 31 dicembre, momento in cui sarà anche trasmessa in radio da Rtl 102.5, la radio che supporta il progetto e che sceglie quindi questo brano come prima canzone del nuovo decennio. Gianluca ne ha curato ogni suono al singolo dettaglio, per raccontare la sua presa di coscienza, il suo passaggio di testimone al suo nuovo sé, felicemente libero e indipendente come mai era stato. E, anche per questo, più felice. Quel che conta per lui oggi è parlare di musica e canzoni. Perché a domanda personale la risposta è pronta: «Non c’è niente che la respirazione yoga non aiuti».
Bentornato Gianluca. Che effetto le fa tornare dopo tre anni?
«La musica è cambiata. Mettersi alla prova oggi vuol dire non fare le cose che sono già state fatte prima. Ho scritto sessanta brani in questi tre anni. Ho aperto il mio studio La Fabbrica di Plastica, ho un’etichetta, Sony mi distribuisce. Mi ritrovo in un momento molto importante per me dove cerco di fare quello che ho sempre voluto fare. Non ho mai voluto far parte di un sistema o esserne fagocitato. Oggi sono libero».
La libertà è la cosa a cui tiene di più?
«Da sempre. L’altra sera stavo guardando una serie tv ma mi sono imparanoiato, così sono finito su un documentario di free climber senza imbracatura. Nella scrittura mi sono sempre sentito così, sempre al massimo della concentrazione, come se scalassi una montagna senza un ausilio, un compagno o una corda. Sempre alla ricerca di qualcosa in più».
Torna con un singolo, Tu che ne sai di me. Perché solo una canzone?
«I tempi sono cambiati. Oggi si fa una conferenza stampa per un singolo. Un tempo non era così. Arriverà un concept album, si chiamerà Verde Smeraldo, volume uno, volume due e volume tre. Inizialmente pensavo di dare titoli diversi ai tre dischi, ma non importa spostare l’attenzione, fa tutto parte dello stesso progetto. Oggi mancano i contenuti perché ci si concentra su altro. Ma la musica dipende da tutti, è un contratto sociale con le persone. Si fa cultura se si vuole, senza essere noiosi. La poesia è traghettatile nella musica il riassunto no».
Verde Smeraldo, perché questo titolo?
«Non posso dirlo. Svelerei ora tutto il concept. Ma è qualcosa che parte dall’infanzia, da laggiù. Nella totalità si capirà il collegamento di ogni canzone».
Quando uscirà il primo volume?
«Dopo il terzo singolo».
Torniamo invece a questo primo quindi.
«È la prima canzone che ho scritto al piano. Ci saranno anche altre canzoni nate allo stesso modo, forse la maggior parte. Il pianoforte ti permette di visitare armonie che la chitarra non ti permette di visitare. L’ho studiato dove mi interessava. Non è il mio strumento, sono neofita ma ho avuto la necessità di ripropormi a me stesso, come se dovessi ritrovare lo spazio di qualcosa da esplorare. Ne è uscito il brano da cui riparto. Un’anticipazione per dimostrare che la musica non è semplicemente immagine. Si può fare in modo diverso. Tu che ne sai di me è il primo brano che mi ha convinto. In questi tre anni ho trovato un modo di scrivere nuovo. Sono diventato un po’ nerd, ho sperimento, ho suonato tantissimo la chitarra ispirandomi a Eric Clapton, ho imparato a usare il computer come va usato oggi. Ho perso due diottrie. Sono stato un anno rinchiuso a preparare il mio studio, imparando vari programmi, con tanti assistenti giovani, ragazzi che scrivono. È difficile confrontarsi con loro».
Però ha deciso di investire proprio sui giovani.
«Voglio dare una possibilità a chi non vuole passare dai canali tradizionali. La Fabbrica di Plastica sarà anche questo, un luogo dove mandare musica. Quello che mi colpirà lo produrrò. Non mi aspetto mi mandino hip hop, chi mi spedirà la sua musica si fiderà di me e di quello che so fare. Darò il massimo. La mail a cui inviare i provini è su Facebook».
Guardando indietro cambierebbe qualcosa?
«A volte sono stato costretto a produrre brani importanti, fatti molto bene quando magari nell’album mancavano arrangiamenti».
Nel suo passato ci sono sei Sanremo. Ci andrà quest’anno?
«Non ci vado. Ma in quel periodo uscirà un vinile di Destinazione Paradiso per Universal e la versione digitale del brano in spagnolo. È un regalo che mi viene fatto. Oggi ho la libertà di poter lavorare con una major come mai mi era capitato da ragazzo. Ero davvero fagocitato dal sistema. Andrò invece a suonare in giro. Farò prima date acustiche con chiusura a Roma e poi una ripresa in elettrico. A breve usciranno le date».
Musica, canzoni, ripartenza. Ma c’è un momento in cui ha deciso di riprendere in mano la sua vita e la sua carriera?
«Mi sono guardato allo specchio. Come quando presi la chitarra per la prima volta a 14 anni e mi dissi “se non inizi adesso non inizi mai”. Anche questa volta, ho aperto l’occhio sinistro e mi sono detto è ora di iniziare a fare. Non potevo più rimandare. In tre anni non ho avuto tempo di riflettere. Ma so che voglio finire sui giornali per la mia musica».
Sembra avere le idee molto chiare. E se i piani dovessero cambiare?
«Se cambierò idea nel mentre, la giustificherò. Anche questa è libertà».