Giuseppe Zeno: «La timidezza che (non) ti frega»
E se Shakespeare fosse un italiano sotto mentite spoglie? L’idea è alla base dello spettacolo Ghost writers, Shakespeare vs Cervantes che apre la rassegna estiva del Globe theatre, il tempio shakesperiano di Roma (in scena il 21, 22, e 23 giugno) diretto da Gigi Proietti. «È un po’ come se entrassi in una chiesa, durante la messa, e ti mettessi a urlare “Dio non esiste”», spiega Giuseppe Zeno, uno dei protagonisti. Ma l’attore assicura niente è lasciato all’improvvisazione: «Non si tratta di una suggestione: Stefano Reali, regista e autore, ha analizzato per sei anni gli studi accademici, coinvolgendomi fin dalla fase embrionale. Si parte dall’idea secondo cui dietro Shakespeare c’erano Michelangelo Florio, fuggito dall’Inquisizione, e suo figlio Giovanni». Zeno interpreta Cervantes: «Un combattente, e per me è sempre bello poter fare incursioni in mondi diversi dai miei». Quarantatrè anni, nato a Napoli, sposato dal 2016 con Margareth Madè, padre di Angelica, ha sempre sostenuto che fare l’attore non è un sogno ma un mestiere. «L’esperienza aiuta fino a un certo punto», spiega da Capitano di lungo corso, non solo per il diploma in Marina ma anche per i vent’anni tra cinema, tv e teatro. «C’è sempre una componente emotiva, soprattutto in teatro. C’è grande interazione col pubblico. C’è il momento in cui prima di entrare senti il vociare poi il silenzio assoluto. Da quel momento in poi tocca a te. È come se dovessi saltare da uno scoglio alto 15 metri. In quel momento o salti, o salti. E saltare nel vuoto, come scopri solo dopo, è un’esperienza bellissima».
Nell’ultimo anno è passato dalla fiction Mentre ero via a Cervantes.
«Fare cose diverse sicuramente rappresenta uno stimolo importante. Ti permette di non sederti, di non fossilizzarti. A volte si ha la tentazione di fare solo le cose che verrebbero più semplici, vale per qualsiasi ambito della vita. Ma non bisogna cedere a questa tentazione, ci sono sempre infinite possibilità di andare oltre. È l’unico modo per crescere».
Passati i 40 anni, di cui oltre 20 trascorsi sullo schermo, qual è la ricetta per vivere bene?
«Semplice: mai improvvisare. E non sedersi sui propri successi, né lasciarsi abbattere dagli insuccessi. Inoltre passati i 40 acquisti maggiore consapevolezza. Inizia a porti una domanda: “adesso dove voglio andare?” E sul lavoro questo vuol dire non cedere alla voglia di volere apparire a tutti i costi. La soddisfazione più bella è quando entro dal tabaccaio e mi dicono: “Io ti conosco, ma non mi ricordo il tuo nome. So però che hai fatto questo, che hai interpretato quest’altro”».
È per questo che è da sempre molto riservato sul privato?
«Il privato lo dice la parola stessa è privato».
Inoltre, lei ha sempre detto di essere un timido.
«Assolutamente la timidezza è sempre stata una mia importante parte caratteriale. Da sempre, fin da quando 20 anni fa andavo a una festa e rimanevo sempre in un angolo. Da ragazzetto non mi avvicinavo mai a quella che mi piaceva giusto per attaccare bottone. Credo di non averlo mai fatto».
Dalla timidezza si può guarire?
«Diciamo che non guarisci mai ma ci puoi convivere. Ma può essere anche un’arma a tuo favore: non ti fa mai aprire troppo davanti alle altre persone, è un ottimo strumento di difesa. A volte essere un po’ diffidente aiuta».
Un attore timido che rapporto ha con i social?
«(Ride, ndr). Ho anch’io il mio profilo che oggi supera anche i 100 mila follower, e devo dire che sono tutti fedelissimi, consolidati nel tempo. Uso Instagram non come un’ossessione, non ho quella foga di voler postare per forza una cosa al giorno. Lo faccio solo se vedo una cosa bella. Certo, alla fine gli scatti che totalizzano più like sono sempre quelli che raccontano un momento privato o una foto ammiccante».
Che estate sarà questa?
«Lavorerò ancora un po’, fino alla fine di luglio (sul set della fiction Angela con Vanessa Incontrada) ma sarà un’estate particolare. Adesso la mia bambina ha due anni, inizia a interagire, ogni giorno impara una cosa nuova. Li chiamano i terrible two, i terribili due ma è bellissimo. Ti cambia la vita. Quindi voglio godermi mia figlia, riabbracciare gli affetti. Andremo di sicuro al mare, dividendoci tra la mia famiglia e quella di mia moglie, tra la Calabria e la Sicilia».