Eutanasia, proposta di legge: pene attenuate per i conviventi che aiutano i malati
Per chi aiuta una persona cara, con una malattia irreversibile, a morire con l’eutanasia, il reato è attenuato. È uno dei punti della proposta di legge sull’eutanasia presentata a prima firma da Alessandro Pagano (Lega), assegnata alle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali, e abbinata alle altre, sul tema, già in discussione in queste settimane.
Le pene previste dall’articolo 580 del Codice Penale per il reato di istigazione al suicidio dovranno essere ridotte in questi due casi: il responsabile del fatto deve avere agito in preda a un grave turbamento determinato dalla sofferenza del malato, con cui convive stabilmente, e l’ammalato deve essere tenuto in vita con strumenti di sostegno vitale e colpito da una patologia irreversibile che è fonte di intollerabile sofferenza. Il convivente, che agisca quando si verificano queste due condizioni, può essere condannato alla reclusione da sei mesi a due anni.
La posizione del convivente, che sia un familiare in senso formale oppure no, «è diversa da quella di altri e tollera un trattamento distinto e una sanzione meno grave, pur mantenendosi il giudizio negativo dell’ordinamento», è scritto nella proposta, che distingue «chi non ha alcun legame con il paziente e coloro che, invece, da più tempo soffrono con il paziente a causa della costante vicinanza allo stesso. Questo spiega il riferimento alla convivenza: essa rappresenta un parametro obiettivo che agisce effettivamente sulle ragioni di attenuazione e non un dato meramente formale come la parentela o il coniugio, che presumibilmente provocherebbero ulteriori interventi costituzionali per il caso di parentela non estesa a conviventi affettivamente legati al malato».
La proposta di legge prevede anche l’obiezione di coscienza per i medici ed esenzione dal rispetto della legge sulle Dat per le strutture sanitarie private d’ispirazione religiosa. Inoltre, a differenza di quanto era stato stabilito dalla legge sulle Dat, la nutrizione e l’idratazione artificiale non verrebbero più considerati trattamenti sanitari e, quindi, non potranno essere sospesi.