Sofia Boutella: «Uomini, basta decidere per le donne!»
«Un esperimento, unico nel suo genere». Sofia Boutella, attrice e ballerina di origini algerine, sembra non avere alcuna intenzione di addentrarsi nelle polemiche, spiegando per quali e quante ragioni Gaspar Noé abbia da considerarsi un genio. Le parole spese per raccontare Climax, premiato a Cannes, nel 2018, con l’Art Cinema Award, sono poche. «Recitare con un regista tanto diviso, con uno in grado di provocare lo spettatore è entusiasmante, nient’altro», ha detto l’attrice, naturalizzata francese. «Credo che Climax sia un horror sperimentale: una sorta di esperienza, visiva soprattutto». Climax, al debutto in Italia il 13 giugno prossimo, racconta una storia malata, dove la perversione del singolo si mescola malamente ai toni e ai colori di un viaggio psichedelico.
Nella Francia di fine anni Novanta, stretta dalla morsa di un inverno nevoso, una squadra di ballo si dà appuntamento in una scuola in stato di abbandono. Una specie di santuario per gli emarginati, pervaso da un fascino decadente, un fascino alla Banksy. Dovrebbero provare un’ultima volta lo spettacolo che, l’indomani, li porterà negli Stati Uniti, ma, al termine delle prove, i festeggiamenti prendono la piega distorta di un trip da acidi. Qualcuno, chi è insignificante, ha corretto la sangria con l’Lsd e più ne beve, l’ignara crew, più si condanna alla pazzia.
A cadere, l’uno sotto i colpi dell’altro, sono tutti i ragazzi della squadra, ma non c’è una premeditazione alla Agatha Christie. C’è l’orrore, crudo, dell’improvvisazione: di una donna incinta che si pugnala la pancia, di una madre che chiude il proprio bambino nella sala della centralina elettrica, di un fratello che costringe la sorella all’incesto. Climax è un susseguirsi di violenza e repulsione, ritmato dalla musica dance degli anni che furono. Il pubblico, parte di quello che già lo ha visto, lo ha detestato. Qualcuno, lo ha elevato ad opera di genio. Sofia Boutella, che nel film interpreta una delle ballerine, Selva, si è limitata a definirlo «unico».
In Climax, non ha avuto alcun copione. Come ci si prepara ad un ruolo che lascia tanto all’improvvisazione?
«Cercando di fare propri i confini del film e di capire appieno la visione di Gaspar. Tutto quello che sapevo, quando ho messo piede sul set, riguardava la macro-trama. Saremmo stati drogati. Nient’altro».
Come si è mossa?
«Ho chiesto al regista quale fosse la direzione che, registicamente, avrebbe voluto prendere e ho cercato di concentrarmi sui suoi appunti. Poi, ho lasciato all’improvvisazione. Cosa, questa, che credo abbia reso la materia particolarmente viva e vibrante. È meraviglioso lavorare con un uomo, Gaspar, che ti consenta di pensare con la tua testa».
Non sapere cosa sarebbe successo sul set di lì a poche ore, però, non deve essere stato facile.
«A dire il vero, è stato stressante ed eccitante insieme. Di primo acchito, si potrebbe pensare che un film lasciato all’improvvisazione nasconda un set di caos e disorganizzazione. Invece, quello di Climax è stato l’opposto: credo di non aver mai messo piede su un set tanto pacifico».
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Cannes 2018: la (prima) parola a Cate BlanchettIn Climax, vengono affrontate alcune delle tematiche calde del momento, compreso l’aborto. Come si relaziona al tema oggi che Paesi come la Louisiana e l’Alabama, di fatto, lo hanno messo fuorilegge?
«Non riesco a comprendere questa decisione. Non riesco a capire come possa essere un uomo, un altro essere umano, a decidere del corpo di una donna. Semplicemente, tutto questo non ha alcun senso per me».
Oggi, la danza è al centro di tantissimi show televisivi. Ha mai pensato di partecipare ad uno di questi?
«No, credo di non essermi mai pensata come concorrente o maestra in un programma tipo Ballando con le stelle. Sono felice di essere una ballerina, penso lo sarò sempre. Ma, ad oggi, ogni mio sforzo, ogni mia energia è canalizzata nella recitazione».
Dunque, cosa le porterà il futuro?
«Non saprei dire cosa mi riserverà il futuro, ma posso dire di star amando il viaggio. Adoro i film, adoro la possibilità di essere parte di questa grande industria che è il cinema. Sono grata del percorso che mi è stato concesso di intraprendere».
Ballerà ancora?
«Sono una ballerina da che ho memoria. Ho iniziato a ballare quando avevo 4 anni, ma sei anni fa ho smesso. Mi sono riproposta di concentrarmi sulla recitazione e Climax è stato il primo film che mi abbia consentito di ballare e recitare allo stesso tempo. Non so se, in futuro, potrà capitare di nuovo».