«Così ho iniziato a lavorare in un’agenzia di pubblicità»
Non di soli Leoni ruggisce Cannes. Il Festival internazionale della pubblicità, che tradizionalmente si svolge poche settimane dopo il festival cinematografico e che rappresenta l’appuntamento più importante con le campagne mondiali, si apre il 17 giugno e si chiude il 21 con l’assegnazione di ori, argenti e bronzi. L’anno scorso l’Italia ha portato a casa 21 premi, fra cui un oro all’autoironico Diesel di «Deisel – Go with the Fake», operazione che giocava sulla contraffazione del brand.
Quest’anno sono 358 i lavori in gara realizzati dai nostri creativi. Fra le diverse categorie concorrenti, una è riservata da tempo ai «Giovani Leoni», pubblicitari di ultima generazione che spesso dalla Croisette tornano con ottimi risultati. Per selezionare chi far partecipare al Festival, l’Adci (Art Directors Club, presidente Vicky Gitto) ha dato un brief, un tema, da svolgere in sole 24 o 48 ore. Alla fine, sono state scelte cinque coppie (art director e copywriter lavorano affiancati). La novità di quest’anno è si tratta in parti uguali di giovani aspiranti Leoni e giovani potenziali Leonesse. Non dovrebbe essere una notizia così sconvolgente, se non fosse che anche il mondo della pubblicità non sempre vede rosa.
Cimentatisi in 5 categorie – Film, Stampa, Digital, Design, Pr Specialist – i dieci Young Lions rappresentano quindi il futuro dell’Italia pubblicitaria. Lo spot selezionato è opera di Giulia Ricciardi (nella foto) e Riccardo Stazione: sulla musica della Ninna nanna che canta «Questo bimbo a chi lo do?», hanno raccontato il dolore dei genitori di piccoli malati di leucemia e la grande domanda che si pongono, «Potrò stare vicino a mio figlio?» (la risposta è la Casa di accoglienza cui ha dato vita il Comitato Maria Letizia Verga).
Giulia ha 30 anni, viene da Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, e a Reggio Emilia ha preso la laurea specialistica in Pubblicità, Editoria, Creatività d’impresa. Nel frattempo, mentre studiava si è avvicinata al mondo dove adesso lavora da cinque anni. Questo sarà il suo primo incontro con la kermesse di Cannes.
Come è riuscita a entrare in un’agenzia di pubblicità?
«Attraverso l’Accademia di comunicazione, che ho frequentato a Milano. L’università era interessante, ma molto teorica. In Accademia invece i professori sono spesso professionisti della pubblicità, direttori creativi di agenzie: frequentarla è stato come fare un lungo colloquio durato tre anni, alla fine del quale sono stata assunta».
Lei è art director: un lavoro difficile?
«Difficile è entrare in questo mondo. Poi, oltre al tuo lavoro vero e proprio, devi esprimerti su diverse competenze: dare indicazioni al fotografo, al regista, gestire tante figure per tenere le fila di una produzione».
Quanto contano le competenze digitali?
«Sono sempre più importanti. Per chi entra adesso, sono necessarie. Perché le campagne sono integrate, prevedono sempre una parte social e noi seguiamo continuamente corsi di aggiornamento sulle nuove tecnologie. Per ogni mezzo, cerchiamo sempre la big idea adatta».
Riuscire a raccontare storie, anche in una campagna pubblicitaria, oggi quanto è importante?
«Lo storytelling è fondamentale, e in questo il digital è prezioso, perché ci permette di approfondire e raccontare».
Anni fa, la pubblicità era un mondo che attirava molto i ragazzi in cerca di lavoro. Adesso com’è la situazione?
«È un piccolo mondo dove c’è sempre una grandissima competizione, ma c’è anche il vantaggio che ci entri per merito, non per altre ragioni».
Una dote necessaria, oltre naturalmente all’essere creativi?
«La costanza è fondamentale, e poi la voglia continua di apprendere e arricchirsi».
Quest’anno siete cinque aspiranti giovani Leoni e cinque Leonesse: c’è una parità di genere?
«Diciamo che negli anni Ottanta quello dei pubblicitari era un mondo molto maschile. Adesso lo è meno. Ma io mi ritengo particolarmente fortunata perché lavoro in un’agenzia, la DLVBBDO, in cui le donne sono molto ben rappresentate, anche ai vertici: ceo, direttrice creativa, direttrice marketing… Sono tante le donne e questo non è solo un dato formale: significa che davanti a un lavoro c’è una maggiore voglia di confrontarsi, non si tende a prendere decisioni a priori».