Crema, il racconto del piccolo Adam: «Quando quell’uomo ha sparato due volte in aria»
Pensavi che ce l’avresti fatta? «50 e 50…». Hai dormito bene stanotte? «Sì, ma oggi non sono andato a scuola». È andato invece dal barbiere, Adam, 12 anni, uno dei piccoli sequestrati sul bus dirottato sulla Paullese. E alle nostre telecamere lui, nato a Crema da genitori marocchini (e quindi «italiano») ha raccontato l’incubo del sequestro subito a bordo del pullman. «Quell’uomo ha chiuso le porte con catene e lucchetti e ha detto ai prof di legarci le mani con le strisce da elettricista.Ha sparato due volte in aria. Ha ritirato i telefoni, ma ne abbiamo nascosto uno e abbiamo chiamato la polizia».
Intanto i procuratori che si occupano del caso spiegano che quello dell’autista è stato un «gesto premeditato». «Voleva che tutti sapessero e voleva sollevare la questione della strage dei migranti nel Mediterraneo». L’uomo sarebbe «un lupo solitario, senza legami con l’Isis», ma a San Donato Milanese avrebbe davvero fatto una strage: «Soltanto grazie al coraggio e alla professionalità dei carabinieri un giorno che si sarebbe ricordato per decenni è finito bene: hanno compiuto un’operazione che vediamo nei film con le squadre speciali».
Dai primi racconti dell’autista, che devono ancora essere vagliati, sembra che la sua intenzione fosse quella di arrivare a Linate e di volare in Senegal con un aereo. «Se non fossero intervenuti i carabinieri nessuno si sarebbe fatto male», e la benzina e le fascette sarebbero servite, secondo la sua versione, «a tenere buoni i bambini». Ha ammesso di avere portato un coltello da cucina, ma non di avere avuto con sé una pistola, anche se alcuni testimoni dicono di averla intravista. Ha anche ammesso di aver girato un video, caricato su Youtube «e inviato in Senegal a familiari e amici», in cui avrebbe affermato di voler «punire l’Europa per le politiche sui migranti» e di «non poterne più di vedere i bambini sbranati dagli squali». «L’episodio scatenante, la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso», avrebbe detto, è stato «il caso della nave Mare Jonio»