Problemi per Draper, Roddick “Infortunio mentalmente durissimo”
Il ritiro di Jack Draper dall’ATP 500 di Barcellona per un problema al ginocchio ha acceso subito le preoccupazioni, e tra i primi a commentare la notizia c’è stato Andy Roddick, che nel suo podcast Served ha analizzato la situazione del britannico soffermandosi soprattutto sui rischi legati agli infortuni ripetuti.
“Quello che non vuoi vedere è questa alternanza di stop e ripartenze per un giocatore così talentuoso”, ha spiegato l’ex numero uno del mondo. “Parliamo di uno che, tra gennaio e maggio dello scorso anno, era forse il terzo miglior giocatore al mondo. Non è una follia dirlo. Quando senti queste notizie, speri solo che non diventi una cosa cronica e che tutto si risolva tornando in salute”.
Draper, dopo il ritiro, aveva affidato ai social un messaggio carico di amarezza: “Ho provato a restare positivo e a dare tutto negli ultimi mesi. Ci vorrà tempo, ma lavorerò per uscirne. Grazie per il supporto”. Parole che, secondo Roddick, lasciano intuire una situazione da monitorare con attenzione: “Non sappiamo ancora cosa sia esattamente, ma non sembra qualcosa da cui rientri in una o due settimane”.
Il tema, però, va oltre il singolo infortunio perché, per Roddick, il vero rischio è mentale: “Non si tratta solo di recuperare da un problema fisico. Quando entri in questo ciclo di stop e ripartenze diventa tutto più complicato. Provi a tornare, poi ti fermi di nuovo, poi ci riprovi. Questo logora molto, anche più di un infortunio lungo ma definito”.
Un concetto che l’americano amplia facendo un paragone con altri giocatori: “È diverso da chi, come Holger Rune, ha un infortunio grave e sa che starà fuori otto o nove mesi. In quei casi ti ‘stacchi’ e lavori per tornare. Qui invece sei sempre in bilico: magari pensi di rientrare, poi non ce la fai, poi succede altro. È mentalmente durissimo”.
Infine, l’ex campione sottolinea anche un altro aspetto spesso sottovalutato: “Quando entri nel circolo degli infortuni, tendono a ripresentarsi. Non necessariamente nello stesso punto, ma perché il corpo si adatta, compensi senza accorgertene. Magari proteggi un ginocchio e finisci per sovraccaricare un’altra zona”.
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