Sottomarini russi sotto i nostri mari: la guerra invisibile che si combatte sotto l’Europa
Dai tempi della Guerra fredda uno degli incubi ricorrenti del mondo occidentale in fatto di difesa è che sotto la superficie dei nostri mari navighino sommergibili nemici, specialmente russi.Non siamo i soli, anche Mosca sa perfettamente che la Nato compie lo stesso genere di operazioni e che tutto questo fa parte del gioco. Qualche giorno fa, precisamente il 9 aprile, il Ministero della Difesa del Regno Unito ha reso noti alcuni dettagli relativi a un’operazione condotta nelle aree dell’arcipelago britannico che aveva lo scopo di trovare un sottomarino nucleare russo di classe Akula. A dargli la caccia alcune unità navali di superficie e aeree che hanno captato la presenza di una coppia dimini sommergibili” del reparto Gugi basato a Olenya Guba, sulla costa meridionale del Mare di Barents, sovente impegnati nella sorveglianza delle infrastrutture sommerse. Pare che l’Akula avesse percorso più rotte anche nel Mediterraneo e poi sia stato captato e seguito anche da navi norvegesi mentre navigava immerso vicino al limite delle acque territoriali britanniche. Così le forze britanniche hanno sventato quella che ritengono esserestata un’operazione segreta dei russi nella Zona economica esclusiva inglese il cui scopo sarebbe stato quello di creare un diversivo per distogliere l’attenzione dai sottomarini dell’unità speciale russa Gugi, impegnati in attività di intercettazione su infrastrutture sottomarine critiche. Il Ministro della Difesa britannico John Healey, durante una conferenza stampa tenutasi il 10 aprile, ha dichiarato: “Al presidente Putin dico questo: vediamo le vostre attività sui nostri cavi e oleodotti; sappiate che qualsiasi tentativo di danneggiarli non sarà tollerato e avrà gravi conseguenze.” Per tracciare l’Akula un aereo da pattugliamento marittimo P-8 Poseidon della Raf, insieme con aeromobili di altre nazioni, ha volato per oltre 450 ore, mentre una fregata ha percorso diverse migliaia di miglia nautiche. In totale, l’operazione di tracciamento ha coinvolto circa 500 militari britannici. Come ci si aspettava, il sottomarino Akula si è poi ritirato mentre le forze del Regno Unito hanno continuato a monitorare la rotta dei due sottomarini del Gugi nelle acque territoriali britanniche e nelle zone limitrofe. Healey ha puntualizzato: “Le nostre Forze Armate non hanno lasciato loro alcun dubbio sul fatto che fossero sotto osservazione, che i loro movimenti non fossero segreti e che i loro tentativi di operazioni segrete fossero stati smascherati”. In seguito all’annuncio di Healey, il Ministro della Difesa norvegese Tore Sandvik ha dichiarato che nelle ultime settimane anche un loro aeroplano P-8 ha osservato che la Gugi russa condurre attività nelle acque norvegesi e britanniche: “Ciò dimostra i continui sforzi della Russia per sviluppare capacità di mappatura e potenzialmente di sabotaggio delle infrastrutture critiche occidentali. Tali azioni sottolineano la volontà russa di minacciare gli interessi norvegesie alleati. Abbiamo chiarito alle autorità russe che qualsiasi tentativo di colpire le nostre infrastrutture critiche verrà individuato e avrà gravi conseguenze. Non è nell’interesse di nessuno inasprire le tensioni nell’estremo Nord”. Sul fronte inglese, la Royal Navy ha annunciato di aver completato 10 giorni di operazioni di monitoraggio di navi da guerra e di un sottomarino russi nell’ambito degli sforzi coordinati della Nato.Non è una novità, ed anche nel Mediterraneo avvengono spesso missioni di Mosca: nel settembre 2025, il sottomarino russo di classe Kilo “Novorossiysk” subì una grave perdita di carburante e fu costretto a emergere vicino allo Stretto di Gibilterra a causa del rischio di esplosione. Il vascello, in grado di trasportare missili da crociera Kalibr, stava tornando nel Mar Baltico dal Mediterraneoquando andò in avaria il suo sistema di alimentazione a gasolio, con conseguente perdita di carburante nella stiva. L’incidente aveva evidenziato lo stato di invecchiamento della marina russa e le gravi limitazioni nel mantenimento di schieramenti a lungo termine e in aree remote, probabilmente a seguito delle perdite subite nel Mar Nero e della mancanza di strutture di manutenzione.