Padre Spadaro: “Trump si accanisce contro il Papa perché è impotente di fronte a una voce morale che non riesce a controllare”
“Quando il potere politico si accanisce contro una voce morale, significa che è impotente: non riesce a contenerla“. Con queste parole, pronunciate a 24 Mattino, su Radio24, Padre Antonio Spadaro, teologo e sottosegretario del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione, commenta l’attacco sferrato dal presidente statunitense Donald Trump contro Papa Leone XIV. L’intervento del gesuita non è una semplice replica polemica, ma un’analisi profonda del significato che si nasconde dietro lo scontro tra il leader della Casa Bianca e il Pontefice.
Padre Spadaro spiega che il pontificato di Leone XIV non è improvvisato: fin dal primo giorno, affacciandosi dalla loggia delle benedizioni, il Papa ha invocato una “pace disarmata e disarmante”. Parole che all’inizio potevano sembrare chiuse nella retorica tradizionale, ma che oggi trovano concretezza in un contesto segnato da conflitti aperti. “Leone non ha mai attaccato Trump in persona, come non lo ha fatto con altri capi di Stato“, precisa Spadaro. Il messaggio del Pontefice non riguarda un singolo leader, ma una logica più ampia: il rifiuto dell’idolatria di sé e del denaro, l’esibizione della forza, il “delirio di onnipotenza” e quell’”incubo” che descrive il sentimento di angoscia di fronte al caos attuale.
Secondo il gesuita, l’accanimento di Trump rivela un disagio profondo: “Quando il potere politico si accanisce contro una voce morale che parla di pace, checché ne dica il vicepresidente Vance, cattolico pure lui, allora significa che il presidente è impotente. Non riesce a portare il Papa sul terreno che lui domina col linguaggio della forza“.
Il vicepresidente americano, in dichiarazioni recenti, ha sostenuto che il Vaticano dovrebbe limitarsi alle “questioni morali” e lasciare al presidente la definizione delle politiche pubbliche. Spadaro ribalta questa visione: proprio l’attacco di Trump dimostra che la voce morale del Papa sfugge a ogni tentativo di controllo. Non si tratta di un contropotere politico, ma di uno spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che esso stesso non riesce a dominare.
Il teologo ricorda che già Papa Francesco subì critiche simili per le sue prese di posizione, spesso fraintese. La diplomazia della Santa Sede, sottolinea, tende sempre a “cucire, non a tagliare”: non indirizza il messaggio solo ai vertici, ma alla logica con cui si governa il mondo. Oggi questa logica viene contestata non solo da alcuni cattolici americani, ma anche da una parte dei sostenitori MAGA di Trump, che si sentono sfidati nelle loro certezze.
Spadaro non nasconde la gravità del momento. Il Papa descrive immagini cupe: idolatria, esibizione della forza, delirio di onnipotenza. Eppure, avverte, anche la nostra visione rischia di essere falsata: gli Stati Uniti appaiono a tratti “eterodiretti”, con un ruolo evidente di Israele nel conflitto in corso, senza dimenticare l’Ucraina a cui Leone XIV fa costante riferimento. “Il Papa non si sta rivolgendo a un solo paese – chiarisce Spadaro – C’è una situazione di caos e di mancanza di strategia, persino bellica, che inquieta“.
In questo quadro, l’attacco a Leone XIV tradisce la frustrazione di Trump di fronte a una situazione iraniana complessa e a un impatto limitato sulle coscienze. “Stiamo avendo una situazione molto pericolosa”, conclude il gesuita. Il potere politico, abituato a dominare il linguaggio della forza e dell’interesse nazionale, si trova spiazzato davanti a una voce che parla un’altra lingua: quella della pace, della responsabilità morale, del giudizio che viene da fuori.
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