“Servono soldi per pagare gli stipendi, siamo stati abbandonati”: l’allarme degli amministratori giudiziari della Juve Stabia. Futuro a rischio
48 punti, settimo posto, zona playoff e la palma di una delle squadre che esprimono il più bel calcio in Serie B. La Juve Stabia sta per concludere un’altra stagione soddisfacente, ma a preoccupare non sono i risultati sportivi, bensì la situazione extra campo da quando la società sportiva gialloblù è finita nella bufera giudiziaria che ha rivelato come il clan D’Alessandro avesse infiltrato ogni livello delle attività calcistiche del club. Dalla gestione dei servizi di biglietteria, alla vendita di bevande, dalle pulizie dei bagni nello stadio Romeo Menti di Castellammare di Stabia, al settore giovanile e le trasferte. Adesso “servono fondi per pagare stipendi e contributi agli atleti, non lasciate da sola la squadra”. Parola di Mario Ferrara e Salvatore Scarpa, amministratori giudiziari che hanno lanciato un appello a imprenditori, sponsor e tifosi.
“Possiamo saldare i ragazzi, ma Castellammare di Stabia – hanno detto – è stata sfortunata a trovare un socio che ha firmato accordi finanziari ad oggi non mantenuti“. La scadenza prossima è quella del 16 aprile. In una conferenza stampa, convocata dai due amministratori giudiziari, non si è parlato di soldi, ma dell’urgenza di assolvere gli impegni finanziari che potrebbero portare la squadra anche a due punti di penalità. Un baratro che si è aperto da quando il club è finito nella bufera giudiziaria citata.
L’organizzazione criminale la faceva da padrone. E, nonostante ciò, Ferrara e Scarpa hanno riportato alla legalità i conti e la gestione amministrativa, “con una squadra di persone perbene e uomini perbene – ha affermato Scarpa – Ma non possiamo dire lo stesso del socio che ha agito finora in modo non razionale”. Il rischio è duplice: finanziario e di avviarsi al prossimo anno con due punti di penalizzazione che la Juve Stabia rischia se non fa fronte agli impegni economici. Ferrara ha ribadito che “la società Solmate ha mollato da gennaio. È arrivato perciò il momento che la città si unisca. Siamo pronti ad accogliere nuovi fondi e nuova proprietà. Ma soprattutto – ha aggiunto – noi ci faremo carico di valutare ed evitare che l’attuale socio, pur di liberarsi della Juve Stabia, ceda la squadra a eventuali faccendieri e bancarottieri, per non intestarsi un eventuale fallimento“.
A ottobre 2025 la società di calcio, che partecipa appunto al campionato di Serie B, è finita in amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose. “Gli spostamenti della squadra, la sicurezza, il beveraggio, le gestione dei biglietti: tutto era nelle mani della camorra“, aveva spiegato ai tempi il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, raccontando la subordinazione della Juve Stabia ai clan D’Alessandro e Imparato. Il terzo caso simile, dopo quelli del Foggia e del Crotone.
A ottobre emersero anche dettagli di come il clan avesse fortissime influenze all’interno del club. “Io faccio cose qui allo stadio che tu non riesci a fare”, disse uno di loro ai poliziotti che lo identificarono prima di Juve Stabia–Bari del 9 febbraio. Era Giovanni Imparato, pluripregiudicato, esponente di spicco dei Paglialoni, costola del clan D’Alessandro, con un Daspo di tre anni. “È l’evidenza del potere di controllo del clan”, si pronunciò il magistrato a ottobre. Un’altra vicenda che fu fonte di imbarazzo per l’amministrazione comunale fu quella dei festeggiamenti pubblici in villa comunale la sera del 29 maggio 2025, quando amministratori e tifosi erano insieme sul palco, tra targhe e foto ricordo per celebrare l’ottimo campionato culminato nei playoff promozione. A consegnare un premio al calciatore Candellone furono tre persone orbitanti nel clan D’Alessandro.
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