C’è un’Italia che sogna le Olimpiadi (non Roma, ma il Nord Ovest)
L’enorme successo di Milano Cortina, Olimpiade invernale che ha rilanciato l’immagine dell’Italia sportiva nel mondo, ha lasciato in eredità la voglia di riprovarci. Questa volta non per le nevi ma per riportare nel Belpaese i Giochi estivi che sono passati dalle nostre parti una sola volta e oltre mezzo secolo fa. Da Roma 1960 a un’Olimpiadi del Nord Ovest. Quando? Nel 2036 o nel 2040 che sono le prime due date utili dopo il 2028 (Los Angeles) e il 2032 (Brisbane). Il tempo stringe, soprattutto se l’orizzonte dovesse essere quello del 2036, ma c’è l’eredità della bella figura fatta con Milano Cortina da far rendere al meglio.
A scendere in campo sono le regioni Piemonte, Lombardia e Liguria con le città di Torino, Milano e Genova. Un’Olimpiade del Nord Ovest che mira a replicare lo schema vincente dei Giochi che si sono appena conclusi e a convincere Coni e Governo a portare avanti questa ipotesi e non quella di una candidatura di Roma Capitale come potrebbe sembrare nell’ordine naturale delle cose. Roma che avrebbe potuto ospitare l’edizione del 2024 se non ci fosse stato il passo indietro imposto dall’allora esecutivo.
Piemonte, Lombardia e Liguria: ecco la nota sulla candidatura olimpica
Piemonte, Lombardia e Liguria sono uscite allo scoperto dopo il primo incontro nel quale hanno stretto l’alleanza olimpica: “L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare la vocazione sportiva, infrastrutturale e internazionale di tre territori fortemente connessi tra loro, capaci di mettere a sistema competenze, impianti sportivi, infrastrutture di mobilità e una consolidata esperienza nell’organizzazione di grandi eventi – si legge nella nota congiunta -. L’asse Torino–Milano–Genova rappresenta infatti uno dei sistemi urbani più dinamici d’Europa, caratterizzato da una forte integrazione economica, culturale e logistica. Un elemento centrale della possibile candidatura è rappresentato dall’impegno a costruire un progetto fortemente orientato alla sostenibilità ambientale ed economica, in linea con le più recenti indicazioni del Comitato Internazionale Olimpico”.
Il modello è quello dell’Olimpiade diffusa già sperimentato nel 2026 tra Lombardia e Veneto e che nell’agenda del CIO rappresenta oggi un valore aggiunto essendo necessario contenere i costi organizzativi con un occhio anche all’impatto ambientale: “L’obiettivo è valorizzare in larga parte infrastrutture e impianti già esistenti, limitando al minimo nuove costruzioni e privilegiando il riuso di strutture sportive, universitarie e fieristiche già presenti nei territori interessati con il coinvolgimento anche delle imprese protagoniste di questo territorio. Un modello olimpico diffuso che riduca l’impatto ambientale, ottimizzi le risorse pubbliche e generi benefici concreti e duraturi per le comunità locali. A rafforzare questa prospettiva vi è inoltre la solida esperienza nell’organizzazione di grandi eventi internazionali maturata negli ultimi anni dalle città e dalle regioni coinvolte. Dal patrimonio organizzativo delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 all’esperienza di Milano e Cortina 2026, passando per grandi eventi sportivi, culturali e fieristici ospitati stabilmente tra Torino, Milano e Genova, il Nord-Ovest italiano dispone di competenze amministrative, tecniche e logistiche di primo livello, nonché di un sistema infrastrutturale e di mobilità tra i più avanzati del Paese”.
La situazione in vista delle Olimpiadi del 2036 e 2040
Piemonte, Lombardia e Liguria dovranno ora avviare una fase di confronto interno con il Coni e con le istituzioni. Solo il Coni, infatti, può poi presentare il dossier al CIO una volta ottenute tutte le firme di garanzia sul progetto da parte del Governo. Un passaggio non scontato, visto che intorno all’idea di provare a riportare i Giochi estivi in Italia si muove da mesi anche Roma e la prospettiva intriga anche il Nord Est, a questo punto il Veneto. In questa fase iniziale verrà costituito un primo gruppo operativo interistituzionale composto dai sei capi di gabinetto delle amministrazioni coinvolte, con il compito di avviare l’istruttoria preliminare e supportare la definizione del percorso di candidatura.
A livello internazionale, invece, la situazione è fluida. L’Europa ha ospitato i Giochi nel 2024 a Parigi e, nel rispetto del principio di rotazione tra continenti, potrebbe tornare a chiederli nel 2036 o nel 2040. Il processo di selezione è stato sospeso dalla neo presidente Kirsty Coventry per avviare un confronto su un modello diverso rispetto al passato e così le città e nazioni che hanno avanzato la loro candidatura sono rimaste in stand by.
Si tratta di Sudafrica, India (Ahmedabad), Qatar (Doha), Turchia (Istanbul) e Cile (Santiago del Cile). Il Nord Ovest dovrebbe correre per inserirsi già in questa competizione mentre avrebbe maggior tempo per il 2040 sempre ammesso che quattro anni prima non si sia tornati nel Vecchio Continente.