Il capogruppo di FI Barelli contro i figli di Berlusconi: “I partiti si guidano da dentro”. Domani si sceglie il successore
Le fibrillazioni interne a Forza Italia non sono finite con il vertice tra i figli di Silvio Berlusconi e il segretario Antonio Tajani negli uffici di Mediaset. Anzi. Più passano i giorni e più la tregua stabilita nel faccia a faccia dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, la riforma bandiera del partito, sembra vacillare. A gettare nuova benzina sul fuoco è un attacco diretto del capogruppo alla Camera degli azzurri, Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani e dato per “sacrificato” ad horas nel tentativo di rilanciare l’azione di FI. Martedì, infatti, è stata convocato l’assemblea del gruppo azzurro che ha all’ordine del giorno la “elezione del presidente del gruppo”.
Intanto, il presidente della Federnuoto ha tirato una bordata a Marina e Pier Silvio Berlusconi. Rispondendo a chi gli domandava se gli eredi del fondatore di Forza Italia stiano guidando positivamente Forza Italia, ha risposto: “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”. I figli dell’ex presidente del Consiglio, ha sottolineato, “hanno normalmente un affetto scontato per il partito, che è carne della loro carne, frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessino”. Ed ecco l’affondo: “Dopodiché c’è la quotidianità, e bisogna starci dentro”.
Una frecciata velenosa nei confronti di chi continua a sostenere economicamente Forza Italia. Non la prima, comunque, arrivata dagli ambienti del partito-azienda visto che domenica il fronte contro Marina e Pier Silvio era stato aperto dallo storico conduttore delle reti di Fininvest, Paolo Del Debbio con parole al veleno per la scelta di aver incontrato Tajani nella sede di Mediaset: “Hanno indebolito il segretario di Fi e anche il pluralismo dell’azienda”, la sintesi del suo pensiero.
Il nervosismo di Barelli, del resto, era prevedibile. Il capogruppo ha il destino segnato: sarà sostituito, come deciso proprio durante il vertice della scorsa settimana. Resta solo da decidere chi prenderà il suo posto e dove andrà lui: si cerca una sistemazione in un ruolo nel governo, situazione che ha fatto irritare anche Palazzo Chigi. Barelli chiede un posto da sottosegretario ma con ogni probabilità la sua nomina sarebbe incompatibile con la presidenza della Federazione Italiana Nuoto, che non vuole mollare ad ogni costo.
Per ora resiste e manda messaggi ai Berlusconi: “Quando sarà il momento dirò che faccio altro, casomai. A me non mi ha dimesso nessuno. Molti hanno parlato di firme, ma le firme non ci sono. Peraltro è pure brutto, un fatto pratico, materiale, però questo è il dato reale. Chiaramente – ha aggiunto – non è che mi pagano per fare il capogruppo. Detto questo, adesso si ragionerà, si parlerà, e chiaramente il riferimento mio è il gruppo, non è l’esterno“.
Decisioni calate dall’alto lo vorrebbero fuori? “Chiedetelo a Tajani. Io sono stato indicato da Silvio Berlusconi, presidente del partito. Sono stato eletto dai parlamentari”, ha aggiunto. “I parlamentari erano 44 alle elezioni, come i gatti, ora son 54, sono 10 di più, oltre il 25% in più di incremento, ai quali non è stato promesso nulla. Sono venuti – ha aggiunto Barelli – perché hanno fiducia nel capogruppo, hanno fiducia partito di Forza Italia e nella crescita. Questi sono dati reali. Dopodiché, morto un papa se ne fa un altro. Siamo tutti indispensabili e nessuno è indispensabile. Andiamo tutti in piscina a nuotare, che fa bene alla salute”.
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