Il Vinitaly 2026 apre i battenti. Lollobrigida: “Italia dice no alle etichette sul vino”
Anche quest’anno il Vinitaly di Verona, che nella domenica dopo la Santa Pasqua ha ufficialmente preso il via e che resterà aperto fino al 15 aprile, si presenta come una delle rassegna più attese dagli italiani e partecipate dalle istituzioni nazionali.
Sono tante le presenze confermate e i ministri che hanno già preso parte alle prime ore della kermesse.
Mazzi: enoturismo vale 3 miliardi
Sono numerose anche le prime dichiarazioni, che lasciano intendere l’importanza riconosciuta all’evento, che per il vino, eccellenza italiana per antonomasia, rappresenta una grande vetrina promozionale.
Ad iniziare è stato il neo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, che nel talk di apertura della 58ma edizione di Vinitaly ha detto «Intendo puntare sull’enoturismo. Oggi vale 3 miliardi di euro ma è in continua crescita».
Una maxi bottiglia di 30 metri tra le novità del 2026
Ad attendere visitatori, curiosi e appassionati ci sarà quest’anno una originale ‘attrazione’: una bottiglia formato magnum, lunga 30 metri e alta 10 metri, che domina il salone internazionale del vino e dei distillati. Una curiosità: a idearla è stato il ministro Francesco Lollobrigida insieme ai tecnici che a Verona hanno lavorato all’edizione del 2026.
Lollobrigida: grande entusiasmo nonostante i dazi
E proprio il Ministro per l’Agricoltura, in una intervista a Il Messaggero, ha parlato dell’importanza del settore e della sua valenza economica. Lollobrigida, presente ieri per tutta la giornata, ha spiegato che malgrado i dazi americani tra gli addetti del settore si respira «grande entusiasmo. I dati registrati lo scorso anno segnano il record dell’export per il comparto, a quota 8,1 miliardi. È chiaro che quest’anno il combinato disposto tra dazi, criminalizzazione del vino, crisi geopolitica e debolezza del dollaro ha portato a una flessione della crescita rispetto ai risultati straordinari degli anni precedenti. Ma qui a Verona ho toccato con mano l’attenzione dei buyer tradizionali – ne ho incontrati americani, tedeschi e francesi – ma anche dei mercati emergenti ai quali guardiamo con grande attenzione».
Vini dealcolati: una porta che abbiamo voluto aprire
Sulla possibilità per l’Italia di produrre vini dealcolati, il ministro ha sottolineato che si tratta di «una porta che abbiamo voluto aprire in accordo a tutta la realtà imprenditoriale del settore. Non c’è un’esplosione della domanda, è un’opportunità che non può certo sostituirsi all’asset portante. Ma crediamo che i nuovi mercati vadano sempre esplorati: ogni mattina ci alziamo con l’idea di consolidare i nostri assi principali, ma anche con l’obiettivo di stanare nuove possibilità di crescita».
Etichette allarmanti sulle bottiglie: l’Italia dice no
Il responsabile dell’Agricoltura del governo Meloni è assolutamente inflessibile invece sull’ipotesi al vaglio dell’Ue di mettere sul vino le etichette che lanciano l’allarme, stile pacchetti di sigarette. Lui promette battaglia: «I burocrati europei sappiano che troveranno nell’Italia un fermo avversario. Abbiamo già convinto l’Irlanda del fatto che si trattasse di una follia, convinceremo anche chi propone in Ue questa scempiaggine che è la strada più sbagliata da percorrere. Siamo sempre stati favorevoli alle etichette informative, quelle che indicano dove e come si realizzano i prodotti, perché una maggiore trasparenza non può che avvantaggiarci. Ma siamo da sempre contro etichette “condizionanti”, che ti spingono a consumare prodotti spesso più dannosi, come nel caso del nutri-score. Tra noi gira sempre una battuta: l’unica etichetta valida per il vino è che fa male a chi non lo beve con responsabilità».
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