Intercettazioni, Salvini: “In galera chi fa uscire dalle procure quelle sulla vita privata e chi le pubblica sui giornali”
In galera. Deve finirci, secondo il ministro dell’Interno Matteo Salvini, chi fa uscire le intercettazioni sulla “vita privata” dalle procure e “chi le pubblica sui giornali“. Ovvero i giornalisti. Il vicepremier leghista ha enunciato il precetto nello stesso discorso in cui ha chiesto “una seria e definitiva riforma della magistratura” a margine del Festival del Lavoro a Milano.
Se nella pubblicazione di intercettazioni “ci sono aspetti che riguardano la vita privata che escono dalla Procura e finiscono in edicola, dovrebbe finire in galera sia chi le fa uscire dalla Procura sia chi le pubblica sui giornali“, ha scandito il segretario della Lega. “Non è civile che i giornali siano pieni di pezzi di intercettazioni senza nessuna rilevanza penale. E’ una cosa da quarto mondo. Se ci sono cose che riguardano processi e reati è giusto che li si legga”, ha proseguito.
Con il caso delle nomine al Consiglio superiore della magistratura che tiene banco da settimane sui giornali, Salvini ha sottolineato la necessità di cambiare il sistema: “Serve una seria e definitiva riforma della magistratura. Non ci devono essere poteri che, anche se indipendenti, se sbagliano non pagano”, ha detto il vicepremier. Una riforma “a prescindere da quanto avvenuto al Csm”, ha precisato, riferendosi alle intercettazioni in cui l’ex ministro dello Sport Luca Lotti parla della nomina del nuovo procuratore di Roma. “Lotti è politicamente lontanissimo da me – ha detto il capo del Viminale – ma con una magistratura divisa per correnti che decide nomine e posti fino a ieri come decidevano?”.
Nel complesso, poi, “servono tempi certi per sentenze, per indagini preliminari, non processi a vita: io ti do un anno, se trovi elementi mi mandi a processo, altrimenti sono libero”. “Non ci possono essere italiani sotto processo a vita. Sarà una delle mie ultime interviste a piede libero…”, ha aggiunto, ironico. E ancora “se fai il magistrato e poi fai la politica, allora ti dimetti definitivamente dalla magistratura, non fai più il magistrato”, ha concluso.
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