Francesco Condemi: “Il Settebello è forte, il gruppo c’è. Sukno un fuoriclasse anche in panchina”
Il Settebello ha cominciato un nuovo corso e tra i punti di riferimento del gruppo azzurro c’è senza alcun dubbio Francesco “Ciccio” Condemi, che nonostante i 22 anni è già uno dei pilastri della squadra azzurra. Il siciliano, assente in World Cup a causa di un infortunio, è stato l’ospite dell’ultima puntata di Talent Zone, il programma condotto da Sofia Altavilla sul canale YouTube di OA Sport, ripercorrendo le tappe della sua carriera con i club e con la Nazionale.
Si comincia proprio con l’esperienza in azzurro, proprio dagli inizi: “Durante il Covid, nel mio primo anno a Siracusa, la Nazionale è venuta a fare un raduno e io avevo 15 anni. L’allenatore decise di farmi venire come aggregato, ma io non sapevo neanche dove stavo in quel momento, quindi fu un po’ così. Bellissimo, stupendo. Poi però ripensandoci, già due anni dopo ho giocato con loro e ho ripensato a quel mese e ho detto ‘chissà se gli altri magari pensavano che io potessi unirmi a questo gruppo’. Io e tutti i ragazzi della mia età siamo cresciuti guardando la Nazionale. Io mi ricordo che con tutti i ragazzi che sono a Recco, quelli un po’ più piccoli, abbiamo guardato la finale del Mondiale nel 2019, quando loro hanno vinto. Quindi è molto bello poi essersi uniti a questo gruppo. Magari si pensa che, essendo dei fuoriclasse, siano diversi, invece sono gente normalissima. Infatti sono ragazzi con i piedi per terra, tutti molto bravi, che non mi hanno mai fatto pesare niente”.
Su quali sono stati i suoi punti di riferimento in acqua: “Ti dico la verità, io non ho mai avuto idoli, però ho avuto giocatori che ho ammirato, giocatori con cui gioco tutt’ora. Cerco sempre di rubare quello che fanno meglio gli altri e cercare di renderlo un po’ mio. La mia idea non è diventare uno come qualcun altro, ma diventare la migliore versione di me stesso. Non punto a diventare nessuno in particolare. Però ci sono dei giocatori con cui sono cresciuto e che continuo ad ammirare. Uno dei miei preferiti era Aaron Younger, che secondo me è stato uno dei talenti più grandi della pallanuoto mondiale. Poi ovviamente ho giocato con altri campioni come Francesco Di Fulvio e Álvaro Granados. Ognuno ha le sue caratteristiche e non è detto che quelli che fanno più gol siano quelli più bravi. Ognuno ha qualità diverse e io cerco di prendere il meglio possibile da chiunque”
Nella sua prima avventura in Serie A ad Ortigia, Condemi è stato allenato da Zoltán Kásás. L’azzurro si sofferma anche sulle differenze tra la pallanuoto magiara e quella italiana: “Penso che sia anche un fatto proprio del popolo, di come loro sono abituati a vivere giornalmente, perché ovviamente hanno una visione del mondo diversa dalla nostra. Secondo me noi possiamo imparare tantissimo da come si comportano loro. Magari possono sembrare un po’ più distaccati, però a me questo piace molto, perché sono persone molto fredde, molto ciniche e sotto pressione reggono molto bene. Noi italiani invece siamo molto calorosi, molto chiacchieroni, molto emotivi e magari ogni tanto ci perdiamo. È solo un fatto di abitudine, essere abituati a vivere certe emozioni. Noi possiamo imparare moltissimo da loro”.
Sull’esperienza ad Ortigia, insieme al fratello Andrea: “Sono venuto a Siracusa con anche mio fratello, che mi ha fatto praticamente da papà. I primi tre mesi sono stati sicuramente molto tosti, complice anche la mia prima volta con una squadra di Serie A e poi anche perché avevo cambiato scuola. Comunque la distanza da casa era di solo un’ora e quindi quello non era un problema. Con mio fratello non c’è mai stata competizione, lui è sempre stato il mio modello. Ci siamo sempre sostenuti, io l’ho sempre ammirato e continuo tuttora a farlo”.
L’arrivo alla Pro Recco: “All’inizio non ero sicuro di voler andare, perchè ti fai mille problemi. Dovevo comunque affrontare la paura del buttarmi in questa nuova esperienza. Piano piano mi sono adattato e l’ambiente sicuramente mi ha aiutato moltissimo”.
Il rapporto con Sandro Sukno: “Ha questa capacità di sembrare sempre calmo e tranquillo anche durante le partite più difficili e nei momenti più concitati. Questa cosa ti cambia tutto, ti aiuta. Tutto è sempre calcolato, studiato. Per me è veramente un fuoriclasse della panchina, oltre ad esserlo già stato in campo”.
Sulle prime medaglie con il Settebello con l’argento mondiale e il bronzo europeo: “Quello era un gruppo maturo, nonostante la presenza di alcuni giovani come me. Era un gruppo veramente completo, che sapevo che poteva ottenere dei risultati importanti. Ho sempre pensato che fosse una Nazionale destinata a vincere, poi ovviamente ci sono avversarie forte. Quella squadra poteva anche fare di più, poi ovviamente a volte può andare bene o andare male”.
Sull’amarezza e la delusione per l’esperienza a Parigi 2024: “Non l’ho sentita più di tanto. Io sono dell’idea che chi si ferma è perduto. Non ho mai voluto rimuginare sul passato. Non si può tornare indietro, c’è da imparare e guardare subito avanti. Non ha senso fossilizzarsi sulle cose. Poi chiaro, io ci penso, ci ho pensato tutti i giorni, ma non si può più tornare indietro. Ora arriveranno altre competizioni e non bisogna più voltarsi indietro”.
Sul nuovo ciclo del Settebello: “La Nazionale è sempre forte e deve puntare ai piazzamenti più importanti. Questo gruppo c’è. Non bisogna preoccuparsi se non è arrivata una medaglia o il risultato, ma il gruppo c’è e i giocatori ci sono. Non ci sono dubbi che siamo una squadra forte”.