EX ROSSAZZURRI – Marchese: “A Catania piansi per la prima volta in una partita di calcio. Bella storia rossazzurra, spero che la città riviva quei momenti”
Ricordi indelebili con la maglia del Catania in Serie A
L’ex rossazzurro Giovanni Marchese, intervistato da Stanleybet.news in occasione di ‘Belle Storie’, ricorda alcuni passaggi significativi della propria esperienza vissuta da calciatore vestendo la maglia del Catania:
“Sono dei ricordi bellissimi. Indelebili, emozionanti. Mi viene sempre la pelle d’oca al solo pensiero. La gente di Catania mi vuole bene ed io voglio bene a loro. Ero uno di quei giocatori che faceva di tutto per la maglia, sudandosela e tenendosela stretta. Da siciliano, poi, per me era qualcosa in più. Tutta la mia famiglia mi seguiva allo stadio. Vivo a Catana, mia moglie è catanese ma qui mi sento a casa. Tutti mi chiamano Giovanni. Mi piace questo calore della gente nei miei confronti ed io faccio altrettanto con loro”.
“Dal primo giorno in cui arrivai allo stadio ricordo sempre partite toste con squadre altrettanto forti. Non avevo mai pianto per una partita di calcio, mi capitò nel giorno della promozione in A. Come faccio a non ricordare il triplice fischio della gara con l’Albinoleffe, la gente sul campo, la festa proseguita fino a notte fonda. Vedevi bambini dai 4-5 anni e persone anche di 80-90 anni in festa. Io abitavo vicino al centro di Catania, dovetti fare circa 2-3 km a piedi perchè c’era talmente casino per strada che altrimenti non sarei mai arrivato a casa. La gente mi chiedeva l’autografo persino sul braccio”.
“Pulvirenti era il nosto primo tifoso, sentiva le partite in maniera incredibile. Pasquale Marino era ed è un ottimo allenatore, con delle idee importanti. Tecnico preparatissimo che faceva giocare la squadra bene e anche molto simpatico. Ho legato con tutti i compagni. Non facevo coppia fissa con un solo giocatore, mi piaceva parlare con tutti. Mi sento spesso oggi con Izco, Spolli, Biagianti, Ciccio Lodi, Legrottaglie, Ricchiuti, Bergessio. Era un bel Catania, un piccolo Barcelona. Ci teniamo stretta questa bella storia ed il record di punti in A. Speriamo che la città possa rivivere tutto questo. Lodi mi ha fatto fare tanti gol, ci capivamo con lo sguardo. Ci cercavamo in allenamento e in partita, quando aveva la palla io già sapevo che mi sarebbe arrivata dove volevo. Ci siamo divertiti. Bergessio era un bel toretto, c’erano grandi giocatori davvero come Gomez, Barrientos e Lopez”.
“Il mio punto di forza era la testa, l’intelligenza calcistica. Tecnicamente ero uno di quei pochi calciatori che non sbagliava tantissimo, Giocavo tanti palloni con una media bassa di errori nei passaggi e nei lanci. Non ero magari velocissimo per essere un terzino ma cercavo di essere veloce nel pensiero. Io nasco come mezzapunta, poi passai a centrocampo. Durante la mia carriera dal settore giovanile in poi ho spesso cambiato ruoli e non ero tanto felice quando mi facevano giocare esternamente, eppure fu la mia fortuna giocare da terzino in Serie A”.
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