Il giudice sportivo gela il Volpiano portiere 13enne squalificato per un anno
VOLPIANO. La vicenda esplosa domenica sera a Collegno, durante una gara del torneo giovanile Super Oscar, ha trovato un primo epilogo nelle carte della giustizia sportiva. Una decisione che, più che chiudere il caso, sembra destinarlo a nuovi capitoli di polemiche. Il giudice sportivo della provincia di Torino ha infatti inflitto la sanzione più pesante al portiere tredicenne del Volpiano, fermato per un anno intero: non potrà tornare in campo fino al 4 settembre 2026.
Una misura eccezionale, che lo stesso provvedimento definisce «considerevole ed esemplare». Alla base della scelta, il referto arbitrale e le immagini video che avrebbero mostrato come il ragazzo abbia «innescato una rissa colpendo con manate e pugni un avversario disteso a terra». Un gesto che, secondo la giudice, «ha alimentato l’animosità generale e dato adito all’ulteriore atto di violenza di persona non presente in distinta», ovvero l’ingresso sul campo del padre-avversario che ha poi pestato lo stesso tredicenne.
La sentenza richiama più volte il concetto di «grave condotta violenta assunta da ragazzi in età giovanissima», sottolineando come essa «infici i sani principi dello sport, improntati alla correttezza e al rispetto». Un passaggio che fotografa non solo il comportamento del singolo atleta, ma anche il clima complessivo di quella partita.
Accanto al portiere, è stato punito anche suo padre, dirigente del Volpiano Pianese: sei mesi di squalifica per non aver esercitato alcun ruolo di contenimento, ma anzi per aver «assunto a sua volta una condotta violenta», partecipando allo scontro con altri adulti a bordocampo. Una condotta ritenuta aggravante, perché proveniente da chi avrebbe dovuto sedare gli animi.
Sul versante Carmagnola, il giudice ha colpito un giovane calciatore ritenuto partecipe alla rissa, sanzionato con una squalifica identica a quella del portiere: un anno. Nel dispositivo si legge che il ragazzo «colpiva con un pugno la nuca di un avversario, contribuendo ad accrescere la tensione e favorendo l’ingresso di estranei sul terreno di gioco».
Una decisione che ha sorpreso i dirigenti carmagnolesi, pronti al ricorso. «Non comprendiamo perché sia stato sanzionato proprio lui, con la stessa durata della squalifica del portiere che ha dato avvio agli scontri», ha dichiarato il direttore generale Enrico Mogliotti.
Restano invece fuori dal perimetro sportivo le due figure che più hanno scosso l’opinione pubblica: il padre-avversario, che ha aggredito il tredicenne con calci e pugni, e il figlio di quest’ultimo, che ha riportato una frattura al bacino. Il primo non è tesserato e perciò non può essere oggetto di squalifica, anche se resta indagato dalla Procura per lesioni aggravate. Il secondo, nonostante il coinvolgimento nella rissa, non è stato destinatario di alcun provvedimento.
Il provvedimento ha colpito anche a livello economico: ammende da 150 euro per entrambe le società, già escluse dall’edizione in corso del Super Oscar. Un segnale che la giustizia sportiva ha voluto estendere anche ai club, chiamati a rispondere della condotta dei propri tesserati e dirigenti.
Il linguaggio usato nella sentenza è particolarmente severo. L’avvocata Roberta Lapa, giudice sportivo provinciale, parla di «spregevolezza dell’evento» e della necessità di una sanzione «esemplare» per ribadire i principi fondanti dello sport giovanile. Parole che fotografano l’intenzione di non minimizzare, ma al contrario di alzare l’asticella del rigore disciplinare.
Non mancano però i dubbi. Per il Volpiano Pianese, il rischio è che la vittima dell’aggressione diventi, paradossalmente, il principale responsabile agli occhi della giustizia sportiva. Per il Carmagnola, resta da chiarire il perché della squalifica ad un proprio giocatore che, pur avendo reagito, non appare equiparabile all’adulto che ha travolto un tredicenne a terra. Entrambe le società hanno annunciato ricorsi, aprendo la strada a un probabile secondo capitolo davanti agli organi federali regionali. Ma la fotografia di un genitore che scavalca la recinzione e colpisce con violenza un ragazzino resterà per molto tempo impressa come simbolo di un fallimento educativo.