Silvio Petitto, mister mille concerti: «Noi piccoli promoter siamo a rischio»
PAVIA. Silvio Petitto ha organizzato quasi mille eventi in carriera. Grazie a lui, grazie alla sua Promoter, a Pavia, Vigevano e Voghera sono approdati artisti del calibro di Roberto Benigni, Aldo Giovanni e Giacomo, Paolo Conte, Franco Battiato, Gianni Morandi, Ligabue, Jovanotti, Articolo 31/J-AX, 883/Max Pezzali, Elisa, Gianna Nannini, Francesco Guccini, Pooh, Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Crozza, Fiorella Mannoia, Negrita, Biagio Antonacci, Roberto Vecchioni, Giorgia, Samuele Bersani, i Momix e «tantissimi altri – esordisce l’impresario pavese 58enne –, tra cui i Pet Shop Boys, la cui unica data italiana è stata organizzata dal sottoscritto».
I dischi si vendono pochissimo, oggi le esibizioni dal vivo permettono a tanti artisti di sbarcare letteralmente il lunario.
«Sì – risponde il promoter –, ma attenzione: il connubio tra esplosione dei costi, causata dall’inflazione, ed eccesso di offerta di spettacoli, una conseguenza della pandemia, dello stop a tutte le attività ludiche durato quasi due anni, sta, se possibile, mettendo ancora più in ginocchio questo settore. Non ho difficoltà a dire che la mia società è in perdita da cinque anni, chi fa il mio mestiere deve affrontare dei rischi d’impresa che fanno tremare i polsi».
Per andare a vedere il concerto di Eric Clapton bisogna sborsare più di 100 euro…
«Prezzi che si possono permettere davvero pochissimi artisti, i cui concerti sono dei veri e propri eventi. In realtà molti cantanti hanno dovuto ridurre il numero di date dei loro tour: se qualche anno fa ne facevano trenta, oggi riescono a organizzarne dieci. Questo settore è in forte crisi, lo è in tutte le realtà medio piccole. Le agenzie spesso fanno finta di niente, come se nulla fosse cambiato in questi ultimi dieci anni».
La pandemia di sicuro non ha aiutato…
«Certo che no, c’è stato un impoverimento su tutti i fronti, mi riferisco anche a figure professionali che sono fondamentali per chi organizza spettacoli: il trenta-quaranta per cento dei fonici e degli elettricisti, in questi due anni di straordinarie sofferenze per tutte le maestranze dello spettacolo, ha cambiato lavoro. Pure questo naturalmente non aiuta a tenere sotto controllo i costi. Ricordiamoci sempre, poi, che prima vengono i consumi essenziali, andare a fare la spesa, poi quelli culturali. Oggi remunerare in modo adeguato l’artista che si esibisce e il promoter che organizza il suo concerto è davvero difficile: anche perché non puoi far pagare i biglietti una follia. Purtroppo, il sistema attuale rende il tutto poco sostenibile: mi riferisco a macroproblemi che solo il governo centrale è in grado di risolvere, di sicuro la pressione fiscale su questo comparto è tale da mettere in discussione la sua stessa esistenza. Con noi piccoli promoter rischiano di scomparire anche tutti quegli artisti bravissimi che non sono dei big sul piano commerciale». —