Quindicenne travolto da un’auto, perché le luci erano spente? Sulla stessa rotonda 24 ore prima un altro incidente
Sui media, sui social e dovunque si parlasse del terribile incidente in cui ha perso la vita il giovanissimo Giovanni Zanier, uno degli argomenti più discussi è stato quello del buio che avvolgeva la rotatoria all’intersezione tra via Roveredo e via Lazio, a Sant’Antonio di Porcia. I lampioni erano stati spenti alle 2, mezz’ora prima del tragico fatto, e sarebbero poi stati riaccesi quattro ore dopo: politicaa di risparmio sui costi energetici, vivamente consigliata dal governo negli ultimi mesi.
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Come sarebbe andata se le luci fossero state attive? La soldatessa americana avrebbe visto la rotonda e sarebbe riuscita a evitare la tragedia? Impossibile rispondere. Ma un dubbio resta, anche se non per questo si può criticare la scelta dell’amministrazione comunale. «Innanzitutto – afferma il sindaco di Porcia, Marco Sartini – vorrei che arrivasse il cordoglio mio personale e dell’intera nostra comunità alla famiglia, la nostra vicinanza dopo una tragedia davvero indicibile, in cui ha giocato un ruolo importante anche la sfortuna: quante auto saranno passate in quel posto a quegli orari? In ogni caso – rimarca il primo cittadino – trovo strumentale legare il discorso della sicurezza della rotatoria al fatto delle luci spente. La stima è che rispetto al 2021 il costo per l’energia elettrica del nostro Comune passerà da 600 mila a un milione 50 mila euro. Il provvedimento di risparmio sull’elettricità, adottato da centinaia di Comuni italiani, era ed è necessario. La verità è che le auto hanno i fari per procedere di notte. E se si rispettano i limiti di velocità, se si guida essendo in sé, non si provocano simili disastri superando un cordolo, saltando un muretto, abbattendo un segnale stradale e finendo sulla pista ciclabile».
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Una zona , quella in questione, già in passato teatro di brutti incidenti. Proprio nella mattinata di sabato se n’era verificato un altro, senza gravi conseguenze, sulla stessa rotonda, realizzata nel 2013 per rendere più sicuro l’incrocio in precedenza regolato da un semaforo. «La rotatoria – spiega ancora Sartini – è fatta apposta per esortare le auto a rallentare. Quella tra le vie Roveredo e Lazio ha dei cordoli, dei restringimenti, un muretto, insomma tutto ciò che può servire per spingere gli automobilisti a rallentare. In questo caso l’auto è praticamente volata piombando sulla ciclabile. E proprio lì c’erano i tre ragazzini, esattamente in quel punto. Che sorte avversa. Però tengo a sottolineare che da quando sono sindaco abbiamo stilato una mappa dei rischi d’incidenti sul nostro territorio. E quel punto, almeno fino a prima di questo episodio, non era tra i segnalati in rosso, non era tra i più pericolosi. Qui non si tratta di luogo poco sicuro o di lampioni spenti, si tratta di come si guida».
Sulla pericolosità dell’intersezione ha però un parere diverso Ivo Cauz, titolare del bar Macondo che si affaccia proprio su quel punto. «Sentiamo spessissimo frenate da brividi – racconta –quella rotonda non è fatta bene, le strade che ci arrivano sono strette, è pericolosa. La percorri e in men che non si dica ti trovi a ridosso del muretto dell’agenzia immobiliare, credo che andrebbe sistemata in qualche modo. Anche perché ci passano numerosi autotreni, viste le aziende che hanno sede in via Roveredo. Dal mio bar alcuni clienti escono contromano, non capendo bene quale sia la direzione giusta da prendere. Poi c’è la questione delle luci: poso dire che quando di notte i lampioni sono spenti, il buio è totale».