Superbonus, la guida ai controlli anti-frode: i tempi, l’iter e cosa fare se i lavori sono stati già avviati
Non bastano i rincari, i ritardi nelle forniture e l’impasse dei crediti d’imposta, ancora non sbloccata nonostante il via libera alla cessione dalle banche a tutte le imprese e i professionisti con partita Iva. A rallentare ulteriormente la corsa del 110% e degli altri bonus edilizi con sconto in fattura ci sarà anche una stretta sui controlli preventivi da parte dell’Agenzia delle entrate.
Lo prevede la bozza di convenzione tra dipartimento Finanze del Mise e Agenzia, che fissa per il 2022 l’obiettivo di sottoporre a controllo preventivo il 60% del valore delle cessioni del credito. Ancora più ambiziosi i target previsti per i prossimi due anni: si conta di alzare l’asticella al 70% nel 2023 e all’80% nel 2024.
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I TEMPI
Da chiarire che la norma non riguarda le asseverazioni e i visti di conformità già passati al vaglio dell’Agenzia delle entrate. Nessun aggravio, quindi, per le asseverazioni già presentate nei primi sette mesi del 2022, che sono 128 mila a livello nazionale e 3 mila in Friuli Venezia Giulia, corrispondenti a detrazioni rispettivamente per 23,5 miliardi (Italia) e 405 milioni (Fvg). «Il controllo in questione – spiega il commercialista udinese Diego Cominotto – è quello introdotto dal decreto antifrodi del novembre scorso e disciplinato dal provvedimento attuativo 340450 del 1° dicembre 2021. Si tratta di un iter a cui sono già sottoposte tutte le pratiche presentate e che si conclude o con l’ammissione preventiva alla cessione del credito o con la non ammissione».
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L’ITER
In base al decreto antifrodi, i visti di conformità sulle pratiche di bonus edilizi con cessione del credito, inviati dai commercialisti e dai Caaf, sono soggetti a un periodo di stand-by di 5 giorni, durante i quali possono essere sottoposti, oltre che a un controllo di regolarità formale cui sono soggette tutte le pratiche, anche a una verifica sulla base di tre indicatori di rischio individuati dal decreto. Indicatori che riguardano sia la coerenza della pratica sia i “precedenti” dei soggetti coinvolti in materia di cessioni del credito e di adempimenti fiscali e contributivi.
Decorsi i cinque giorni, l’Agenzia è tenuta a comunicare l’ammissione alla cessione del credito (e quindi allo sconto in fattura) o in alternativa la decisione di sottoporre la pratica a ulteriori verifiche, per un periodo massimo di 30 giorni. Trattandosi di un controllo preventivo, le pratiche che ad oggi risultano già ammesse alla cessione del credito hanno superato questo step. Questo non le esenta naturalmente da controlli e verifiche successive sulla conformità dei lavori, ma basta a escludere i visti di conformità già approvati nei primi sette mesi del 2022 da ulteriori verifiche preventive legate alla nuova convenzione».
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GLI OBIETTIVI
Obiettivo della nuova convenzione ridurre alla radice il rischio di frodi e il relativo contenzioso, alzando da subito l’asticella dei controlli. Prevenire è meglio che curare, e un maggiore rigore nell’ammissione alla cessione del credito, negli obiettivi dell’amministrazione finanziaria, è uno degli strumenti che dovranno contribuire a incrementare i risultati del contrasto all’evasione: gli obiettivi fissati per il triennio su questo versante parlano di 14,4 miliardi di euro per l’anno in corso, da incrementare a 16 all’anno nel 2023 e nel 2024, e la stretta sugli abusi nell’accesso ai bonus edilizi dovrà fare la sua parte.
Per riuscirci il Governo promette di accelerare sui concorsi per rimpolpare gli organici dell’Agenzia delle entrate, fortemente ridotti negli ultimi anni dal mancato turnover. Ma il sindacato è quanto meno scettico sui programmi di assunzione fin qui annunciati.