In 649 firmano la petizione per salvare i lecci di Monfalcone
MONFALCONE. Su change.org, la piattaforma on-line gratuita di campagne sociali dell’omonima azienda con quartier generale nel cuore della Silicon Valley, i firmatari sono ormai 649. Superata la soglia psicologica dei 500 supporter, la battaglia per il mantenimento dei lecci al capo sud della piazza, che affaccia sulle vie fratelli Rosselli e Duca D’Aosta, punta ora alle mille adesioni. Fronde altrimenti destinate a essere trapiantate altrove, con il progetto di riqualificazione complessiva del salotto buono. A proporre la petizione una donna, Patrizia Panteni. Monfalconese, pittrice, insegna arte e immagine alla scuola secondaria di primo grado. L’iniziativa sorge soprattutto sulla scia degli eventi drammatici dell’ultimo mese, quando ampissime porzioni di Carso, il polmone verde della Bisiacaria, sono andate a fuoco, incenerite.
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Sul tam tam social l’istanza è decollata e sulle sue gambe è arrivata in breve tempo a 649 sostenitori. Sicché la promotrice si è decisa a scrivere una lettera alla sindaca Anna Cisint, e per conoscenza a queste colonne, confidando in una risposta e, soprattutto, in un passo indietro sulla decisione assunta in merito ai lecci. Per inciso, una richiesta formulata già in passato (ma prima dei roghi) cui la prima cittadina ha sempre opposto diniego, rilanciando la considerazione che a progetto ultimato ci saranno più chiome piantumate, in particolare sul versante di via Rosselli e che in ogni caso i lecci saranno ripiantati in altra sede: nulla si spreca, nulla si distrugge, insomma. Almeno per i tronchi non giudicati malati. A maggio la stessa Cisint aveva dichiarato, sulla base delle valutazioni di agronomi, che quattro lecci apparivano in sofferenza, ma che si sarebbe tentato di salvarli.
«Gentile signora sindaca – scrive invece Panteni – durante i terribili giorni degli incendi sul Carso abbiamo visto aggredire dal fuoco aree vicine al centro di Monfalcone. Pensando al progetto di rifacimento di piazza della Repubblica, e soprattutto alla previsione di eliminare i dieci lecci presenti oggi in prossimità di via Rosselli, è nata l’esigenza di promuovere una petizione per salvarli». «Sinceramente, e al di là di ogni giudizio complessivo sul progetto, ho ritenuto che l’eliminazione di questa piccola oasi verde dal centro fosse davvero incomprensibile – rileva la cittadina –. Avevo letto già tempo fa che il verde sarebbe complessivamente aumentato, che i lecci sarebbero stati trapiantati in altre aree verdi aperte al pubblico, ma osservando le tavole progettuali ho potuto notare che tutta la superficie della piazza sarà pavimentata, fatta eccezione per la fontana rettangolare e una lunga e stretta aiuola retrostante; contemporaneamente ho notato che anche l’attuale spicchio di verde fiorito che delimita la corsia dei bus sta per essere eliminato».
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Per questi motivi Panteni ha pensato di lanciare la petizione on-line, con la precisa finalità di «raccogliere le voci di coloro che ritengono che i nostri lecci si possano salvare». E, posta la riconosciuta necessità di ascoltare i residenti (mantra di Cisint), auspica sia l’occasione giusta per dar retta anche ai 649 firmatari. «Trapiantare i lecci non servirà, purtroppo, al di là del successo della difficile operazione», arringa. Per la portavoce della petizione i dieci alberi devono rimanere in piazza, perché «è lì che sono stati piantati, cresciuti, che silenziosamente ombreggiano il selciato e coloro che hanno bisogno di ristoro». «La aree verdi – conclude nella lettera alla sindaca – hanno già il loro verde. Tra l’altro, come è stato ricordato da una tesi di laurea recentemente premiata dall’associazione Rosmann, tra le aree con maggiore temperatura a livello locale ci sono piazza della Repubblica e corso del Popolo». È citato qui il lavoro di Margherita Bertossi “Relazione tra isole di calore e verde urbano nel Comune di Monfalcone” esposta all’ateneo triestino, dipartimento di Scienze della Vita. «Sindaca ascolti i cittadini», l’ultimo accorato appello di Panteni.