Elezioni, tra i delusi del Pd in Fvg cresce l’insofferenza per la gestione Shaurli: «Serve il congresso»
TRIESTE Fino alla chiusura delle urne il 25 settembre le tensioni interne rimarranno sopite, ma nel Pd regionale il fuoco cova sotto la cenere dell’ormai consumata costruzione delle liste per le politiche. Il segretario Cristiano Shaurli è accerchiato. Gli viene trasversalmente imputata una gestione statica del partito, dalla mancata costruzione delle alleanze per le regionali ai cattivi risultati delle ultime amministrative, e ora deve affrontare gli strali di chi non lo considera più super partes, perché candidatosi dopo aver assicurato di non aver interesse a farlo.
Fra i dem monta l’opposizione interna. Il triestino Francesco Russo e il friulano Franco Iacop non hanno nascosto la frustrazione per essersi visti tagliati fuori dalle candidature. L’elenco degli scontenti è tuttavia lungo e coinvolge personalità autorevoli del partito, dal capogruppo Diego Moretti all’ex segretario regionale Salvatore Spitaleri, passando per la stessa sinistra dem da cui proviene Shaurli, che nel 2018 è stato indicato comunque come segretario unitario.
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L’insofferenza non è questione di corrente. È la stessa Debora Serracchiani a bacchettare la segreteria dopo le ultime amministrative con il suo «così non va bene». La richiesta di un cambio di passo arriva più o meno pubblicamente da altri big del partito, critici per l’assenza di un’impostazione politica tesa a individuare alleati e candidato presidente per le regionali. Shaurli reagisce d’impeto, si dice pronto a dimettersi in caso di sconfitta ai ballottaggi e arriva al passo indietro nelle segrete stanze.
Nonostante le critiche, però, i dem lo spingono a restare. È una tregua armata, che si interrompe davanti alla gestione delle liste. Ci sono le ambizioni personali frustrate, c’è l’area ex popolare che si vede esclusa da posti eleggibili, c’è l’accusa di aver finto disinteresse per una corsa nazionale ed essersi infine candidato senza un confronto finale con il livello regionale del partito.
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Nel Pd si evita di parlare a microfono aperto e nessuno pronuncia la parola “dimissioni”, ma in filigrana si legge cosa i dem si aspettano debba accadere dopo le politiche. «Ora tutti compatti per il miglior risultato possibile», dice per esempio Spitaleri, secondo cui «la sfida è al centrodestra. Il tema prossimo sarà se questa segreteria regionale è in grado di garantire unitarietà e impegno per regionali e comunali di Udine. La gestione unitaria ha concluso il ciclo: dobbiamo lavorare insieme per aprirne un altro». Se non è una richiesta di cambio alla guida, poco ci manca. «Pensiamo alla campagna elettorale e non alle dinamiche interne», commenta Russo, che aggiunge però di essere «preoccupato che non sia stato ancora istruito in alcun modo il percorso per affrontare le regionali». Alla domanda su un avvicendamento al vertice, la candidata nel collegio Trieste-Gorizia Caterina Conti svicola: «Ne parliamo dal 26 settembre». Non proprio una difesa strenua.
A Shaurli viene imputato di aver trattato per la sua corrente e per sé stesso. All’ultima curva, il Pd aveva chiuso su Debora Serracchiani e Francesco Russo nel ruolo di capolista, schierando il “visitor” Virginio Merola secondo alla Camera e Tatjana Rojc terza ma in buona posizione, visto che Serracchiani e Merola sarebbero potuti scattare in altra circoscrizione. Shaurli si oppone alla candidatura di Merola, perché avrebbe portato all’elezione di tre triestini. E quando si riapre la trattativa, nella pur non facile seconda casella del proporzionale ci finisce il segretario, mentre Rojc viene spostata capolista al Senato. Enrico Letta deve scaricare Russo, pressato sul nodo della rappresentanza slovena.
A quel secondo posto puntava Iacop, che avrebbe gradito anche la corsa impossibile all’uninominale del Senato, per potersi misurare in vista della potenziale candidatura a governatore, ma alla fine prevale la scelta di Furio Honsell. Iacop si dice «amareggiato: la mia candidatura è stata avanzata nella massima trasparenza, in rappresentanza dell’area moderata Pd. Alcuni passaggi non sono stati trasparenti: il segretario avrebbe dovuto tutelare tutte le anime e ora ci deve delle risposte in vista delle regionali». Un componente della segreteria sibila: «Shaurli non ha chiamato nessuno per un ultimo confronto». E quell’invito a «tacere e lavorare», lanciato pochi giorni fa dal segretario, non ha fatto che esacerbare il clima.
«Ci vorrebbe il congresso», dice un dem di lungo corso. Molto dipenderà dall’eventuale congresso nazionale che potrebbe aprirsi dopo le politiche. Più probabile che in Fvg Shaurli opti per le dimissioni a fine settembre, con uscita morbida in caso di elezione a Roma. Con le regionali alle porte, tempo di fare un congresso non ce n’è. Potrebbe profilarsi una reggenza fino alle regionali: basterebbe un voto dell’Assemblea regionale del partito. Non sembrano però esserci personalità già pronte (e non interessate a correre alle regionali) per subentrare a Shaurli. A ottobre il Pd potrebbe così trovarsi senza segretario e senza un esponente da contrapporre a Fedriga.
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