Docce sotto sequestro: esposto in Procura da parte del Bagno Ferroviario a Trieste
TRIESTE Dalla multa e dal sequestro alla guerra in Tribunale. Il Bagno Ferroviario nei giorni scorsi ha depositato alla Procura della Repubblica un esposto contro la decisione della Capitaneria di porto di sequestrare le docce blu all’aperto al centro dello stabilimento balneare.
la vicenda
La questione è piuttosto complessa e si basa su una diversa interpretazione delle norme del Piano tutela delle acque della Regione Friuli Venezia Giulia. Procedendo con ordine, a inizio stagione e come ogni anno, Asugi ha effettuato il sopralluogo nello stabilimento certificando la regolarità sotto il profilo igienico sanitario della struttura. Il 10 giugno però gli operatori della Capitaneria di porto, nel corso di un sopralluogo poi ripetuto altre due volte, hanno sequestrato le docce perché senza «autorizzazione ambientale» nonostante sia «uno scarico che si immette nelle acque superficiali collettato con tubazione senza soluzione di continuità ricevente acque provenienti da doccia, ancorché dotata di avvisi per l’utenza del divieto di utilizzo di saponi e similari, ma liberamente accessibile dai fruitori della struttura».
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i tentativi
Nel corso delle settimane successive il presidente del Ferroviario, Claudio Vianello, ha più volte contattato la Capitaneria ma anche la stessa Regione per chiedere lo sblocco di una situazione del tutto particolare in quanto le docce sono presenti dagli anni ’50 e sono del tutto uguali a quelle di altri punti di riferimento balneari cittadini, compresi i Topolini o il Pedocin dove la Capitaneria non ha preso provvedimenti.
in procura
Nell’esposto depositato in Procura, redatto dall’avvocato Furio Stradella, oltre a evidenziare la disparità di trattamento con gli altri stabilimenti e anche all’interno dello stesso Ferroviario dove ci sono altre docce con tubature simili, si controbatte alle affermazioni della Capitaneria spiegando che in realtà le acque che passano per la condotta che le porta dalle docce al mare non possono essere considerate acque reflue assimilate alle domestiche in quanto non c’è un «ciclo di produzione», non essendo autorizzato l’uso di saponi o detersivi che ne potrebbe modificare la composizione chimica e quindi non servirebbe nessuna autorizzazione.
l’intervento
Sul tema, tramite lettera inviata al Piccolo, è intervenuto anche Fulvio Rocco, che si è firmato come “semplice” socio del Ferroviario ma attualmente magistrato al Tar del Veneto, che oltre a ripercorrere la vicenda sottolinea che «in sede di giudizio di danno subito dalla nostra Associazione e dai suoi soci sarà direttamente chiesto al personale della Capitaneria che ha operato un congruo risarcimento facendo comunque valere allo stesso titolo anche la responsabilità solidale del Ministero dei Trasporti e quella erariale nei riguardi del personale medesimo. Un’ultima e quanto mai amara notazione: esattamente 44 anni fa prestavo servizio di prima nomina quale ufficiale di complemento nel Corpo delle Capitanerie di porto, e posso francamente affermare che provo un grande sconcerto per quanto avvenuto».
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