Baby gang, vero incubo dei commercianti trevigiani: uno su due non si sente sicuro
TREVISO. Pericolo baby-gang: metà delle attività commerciali valuta poco o per nulla sicuro il Comune in cui opera. Un giudizio, impietoso, sulla percezione di sicurezza, che tira in ballo fenomeni di microcriminalità quali taccheggio, schiamazzi, vandalismo, razzie.
E, in particolar modo, gli episodi di violenza delle bande giovanili: la fattispecie di crimine più aumentata nell’ultimo biennio per il 55,4% degli intervistati. A evidenziarlo un sondaggio della Confcommercio che vede svettare - in negativo - Treviso (insicuro il 52,6% degli esercenti) e Castelfranco (48,9%): preoccupazioni maggiori nel primo caso a San Liberale, in Fonderia e, in centro, via Fiumicelli; nella città del Giorgione si citano piazza della Serenissima e Largo Asiago. Ma la mappa del disagio tocca anche Oderzo, Vittorio Veneto e Conegliano con Biscione, Zanussi ed ex Zoppas. Le zone più a rischio sono stazioni di treni e corriere, e i quartieri periferici.
Il report è di Format Research, istituto nazionale di ricerca diretto da Pierluigi Ascani. A commissionare l’indagine l’Osservatorio della Confcommercio provinciale e Banca Prealpi San Biagio, interessando un campione di quasi un migliaio di commercianti (966): 800 interviste legate pure all’andamento economico e integrate, per il tema della microcriminalità, da ulteriori 166 approfondimenti dedicati a imprese associate.
Il sondaggio fa capire come il fenomeno baby-gang inquieti sempre di più i titolari di attività commerciali: il 50,4% degli intervistati non si sente sicura, puntando il dito contro l’aumento di risse-schiamazzi (45,5%) e atti vandalici (38%). Crimini esplosi, a detta dei negozianti, negli ultimi due anni assieme ad atteggiamenti molesti e disordini provocati da giovani teppisti. Consola, nel contesto di un sondaggio allarmante, che “solo” il 15% ritenga in crescita le rapine.
Ma quali sono i settori del commercio dove l’insicurezza è più marcata? In primis ristorazione e pubblici esercizi (62,4%), seguono ricezione turistica (52,6%) e trasporti-logistica (51%). Il giorno più temuto è il sabato (83%), la fascia oraria 21-24 (60%). Nel mandamento di Treviso, le imprese si dichiarano più preoccupate a Conegliano, Mogliano e Spresiano. Comuni in cui oltre l’80% delle attività intervistate denuncia la presenza di zone «particolarmente pericolose».
Seguono il capoluogo e Montebelluna: gli insicuri si attestano fra il 60 e l’80%. Nel mirino le stazioni ferroviarie e delle corriere: in primis a Treviso, Conegliano, Montebelluna. Ma pure le periferie, specie nel capoluogo (San Liberale e altri quartieri) e a Mogliano.
Per i centri storici, l’asticella del pericolo è percepita più alta nella città del Cima, ma per Treviso si sottolinea via Fiumicelli. Fra le zone calde di Conegliano spicca il Biscione, a Montebelluna il parco Manin. Ma la sensazione di disagio è rilevante pure in Castellana: metà delle imprese percepisce pericolosità a Castelfranco, Castello di Godego e Loria. Anzitutto nelle stazioni, nei parchetti di Loria e nel centro di Castelfranco: piazza della Serenissima, Largo Asiago. Nel mandamento di Oderzo e Vittorio Veneto, si indicano le stazioni di treni e corriere.
Sul fronte economico invece, complici il caro energia e l’incremento del costo delle materie prime (ma anche i contagi Covid), le imprese prevedono un calo della fiducia sull’economia e sull’andamento della propria impresa a settembre. Il tutto dopo che in primavera, senza restrizioni dopo due anni, il 35% degli intervistati aveva rilevato un aumento dei clienti. E per fine estate si ritiene in progressivo peggioramento la capacità delle imprese di far fronte al fabbisogno finanziario.