Spunta la cordata Riccesi per l’Acquamarina bis a Trieste: «Piscina a scopi sociali»
TRIESTE C’è Trieste in entrambe le proposte arrivate al Comune per la ricostruzione della piscina terapeutica in Campo Marzio: se quella guidata dalla Monticolo&Foti è nota ai lettori, finora era rimasta sconosciuta quella lanciata dalla Riccesi holding, altro nome noto della costruzione locale. Propone un impianto a finalità sociale da realizzarsi in project financing. Preso atto degli interessamenti, il Comune trattiene i commenti e attende la presentazione dei progetti.
Finora il Municipio aveva mantenuto il riserbo sul tema, ma è lo stesso Donato Riccesi a confermare il contatto avvenuto: «Abbiamo presentato al Comune quel che oggi si dice un concept, un tempo si sarebbe detto idea o progetto preliminare, e ci stiamo confrontando con l’amministrazione, che è disponibile a collaborare». Precisa l’imprenditore: «La proposta è di Riccesi Holding assieme alla veneta Gemmo Impianti Spa, impresa con una storia pluridecennale, tra le prime imprese impiantistiche in Italia». Incaricato della progettazione è lo studio Archest di Palmanova, forte di una consolidata esperienza in ambito di piscine e impianti termali: «Ne hanno fatte diverse, come le terme di Grado e Monfalcone, o Arta Terme».
Ma quali sono le caratteristiche della proposta? «Parliamo di una piscina a prevalente scopo terapeutico, con l’acqua a 30 gradi – dice Riccesi -. Resta quindi la finalità sociale, la tipologia di utenza a cui ci rivolgiamo è piuttosto specifica, che non è quella sportiva e nemmeno termale. Noi guardiamo alle attività di recupero, alla disabilità, la terza età, insomma una funzione sociale e riabilitativa».
Riccesi-Gemmo conta di aderire all’indicazione del Comune, che chiede il ricorso allo strumento del project financing (in cui il privato compartecipa a metà della spesa): «Non che ci siano molte alternative – conclude Riccesi -, se non che il Comune commissioni il progetto e faccia una gara pubblica, con quel che ne consegue in termini di tempi, costi e incertezze. Ma sono valutazioni che spettano all’ente». Per il momento l’imprenditore preferisce non parlare di costi.
E il Comune cosa dice? Riccesi ha esposto la sua proposta agli assessori ai Lavori pubblici Elisa Lodi e al Bilancio Everest Bertoli. Quest’ultimo, assertore assieme agli uffici del ricorso al project, preferisce al momento astenersi dai commenti. Dal suo assessorato, però, è partita in questi giorni una comunicazione all’altra cordata, quella che comprende Monticolo&Foti e il Policlinico triestino, specificando che il Comune si attende un project financing per una struttura con le stesse finalità terapeutiche e sociali della vecchia Acquamarina, salvo gli ovvi aggiornamenti al presente.
Andrea Monticolo sostiene da tempo che lo strumento migliore sarebbe il leasing costruendo (in cui una banca anticipa l’intera cifra ed è poi il Comune a rifonderla per intero) ma è pronto a prendere in considerazione anche il project. Spiega: «Assieme al Policlinico triestino abbiamo chiesto al Comune dei requisiti minimi: l’acqua di mare, il carattere sanitario, le dimensioni della vasca, la disponibilità di parcheggi e via dicendo. Vogliamo sapere anche quanto è disposto a mettere il Comune, perché in un project gli spetta di saldare il 49%, dipende di quanti soldi. Son dei punti saldi minimi su cui elaborare un progetto».
Piazza Unità si aspetta che le proposte arrivino nei prossimi mesi, in attesa dell’abbattimento delle rovine, previsto (almeno in teoria) alla fine dell’anno. Nei giorni scorsi il coordinamento per la terapeutica ha chiesto maggiore coinvolgimento da parte del Comune: «Le linee guida della nuova terapeutica – ha spiegato la portavoce Federica Verin – devono essere redatte secondo le nostre indicazioni poiché abbiamo competenze specifiche e sappiamo esattamente di che cosa il territorio e l’utenza hanno bisogno. Il semplice ripristino della struttura non è sufficiente».