Letta: “Ciò che è accaduto ieri peserà sulle urne. I partiti che non hanno votato la fiducia a Draghi sono ugualmente responsabili”
ROMA. «Noi siamo stati dalla parte giusta della storia per il bene del nostro paese e le prossime elezioni saranno elezioni in cui gli atti di ieri peseranno molto». E, «a partire dalla giornata di oggi, dobbiamo avere gli occhi di tigre. Nei momenti che passerete alle nostre feste, che sono tantissime in tutta Italia, comunicate con gli occhi di tigre ai militanti». Così Enrico Letta ai gruppi Pd. «Se lo vedranno nei nostri occhi, si renderanno conto che la volontà di andare avanti è quella giusta e determinata. I nostri militanti nei nostri occhi devono vedere la nostra volontà di vincere le elezioni», ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, nell'assemblea congiunta dei gruppi Pd, in corso alla Camera. E aggiunge: «Ho visto occhi di chi crede di avere la preda tra i denti. Quegli occhi lì sono quelli di chi perderà le elezioni».
Appello
«Noi dobbiamo lavorare su quello che siamo noi e raccontarlo agli italiani. Questa capacità di sfondamento è cambiata da ieri. Alcune scelte saranno fatte nelle prossime ore, altre richiederanno dei giorni. Propongo nella giornata di martedì facciamo un dibattito politico nei gruppi congiunti», aggiunge il leader dem. E prosegue: «C'è l'orgoglio per aver fatto bene il nostro lavoro e per essere stati lineari e coerenti con quello che il Paese si aspetta. Ieri siamo stati lasciati da soli a difendere le istituzioni e linearità dei comportamenti giusti per il nostro Paese». E «la cosa più grottesca sono stati gli applausi di coccodrillo in Aula alla Camera stamani a Draghi da chi è stato responsabile a pieno titolo della caduta del governo», sottolinea. E «le responsabilità dei partiti che non hanno votato la fiducia ieri sono di tutti, non mi si venga a fare classifiche di responsabilità, gli italiani non lo capirebbero».
Equilibrio
«La giornata di ieri ha cambiato completamente l'equilibrio, la percezione, la narrazione. Coloro che nei divani di una villa di Roma hanno scelto questa strada hanno sbagliato i loro conti. I ceti produttivi in questo momento sono terrorizzati e noi dobbiamo essere in grado di interpretare questo- afferma Letta-.Abbiamo poco tempo perché le elezioni saranno molto rapide, forse anche a settembre. Noi saremo dalla parte giusta degli elettori italiani».
Cesura netta
Quella di ieri, con la mancata fiducia al governo Draghi, è una cesura netta nella storia recente del Partito Democratico. Ora pensiamo a noi», dice Enrico Letta ai gruppi parlamentari riuniti nella sala del Mappamondo di Montecitorio, la stessa sala in cui solo sei mesi fa il segretario aveva aperto alla rielezione di Sergio Mattarella, fra gli applausi. Applausi che, seppur di segno diverso, sottolineano il passaggio di Letta sulla crisi in corso: l'asse con il M5s è spezzato, il campo largo se non è chiuso per sempre, è senz'altro da ripensare con protagonisti nuovi. Letta non accetta alibi da chi ha prodotto e consumato lo strappo nel governo: la responsabilità è condivisa da tutti quelli che hanno fatto mancare la fiducia. Anche da Giuseppe Conte, dunque, con il quale il segretario dem ha mediato tutto il giorno, anche personalmente, incontrandolo assieme a Roberto Speranza. Non è stato il solo: Dario Franceschini, assieme al Cinque Stelle Federico D'Inca', è stato protagonista di una lunga giornata di incontri, triangolazioni con gli altri partiti, tentativi di trovare la formula magica in grado di dare nuova linfa all'esecutivo.
Speranze infrante
Speranze che si sono infrante alla richiesta del centrodestra di varare un nuovo governo Draghi: uno schiaffo al premier, dopo che lo stesso Draghi aveva annunciato che non avrebbe dato corso a un nuovo esecutivo. Conte pero', nemmeno davanti a una novità politica che avrebbe potuto consentire di lasciare il cerino nelle mani di Matteo Salvini, ha colto l'occasione, lasciando i dem soli a combattere. «Siamo stati soli a difendere la linearità delle scelte giuste per il nostro Paese», dice Letta ai suoi parlamentari.
Primarie
Per questo «ora pensiamo a noi». E’ la certificazione di un nuovo corso che comincia con una campagna elettorale estiva. Un campagna che, dice il segretario, si preannuncia «surreale». E, tuttavia, il Partito democratico ha dato prova di saper gestire appuntamenti di questo tipo, ricorda Letta riferendosi alle regionali del 2021. E' l'inizio della campagna elettorale che Letta chiede di affrontare appunto «con gli occhi di tigre». Una formula che bene ha portato ai dem alle ultime amministrative vinte in città difficili come Verona. Letta è fiducioso di poter ripetere l'impresa: «Coloro che dai divani di una villa di Roma hanno fatto una scelta di potere, disinteressandosi dagli interessi del Paese, hanno fatto male i propri conti». Archiviato il campo largo, quello che sembra delinearsi è una sfida tra un'area Draghi formata dai partiti che ieri hanno votato la fiducia e gli altri, il centrodestra da una parte e il M5s, dall'altra. «Il segretario è stato chiaro nel dire che ci sono responsabilità evidenti, che c'è stato chi ha voluto lo sfascio. Sono tre partiti, la Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle», osserva la deputata Pd Anna Ascani. Per farlo, tuttavia, occorre riannodare o stringere le maglie fra il Pd e gli altri partiti che si candidano a fare parte di quest'area. Insieme per l'Italia, Itaia Viva e Azione, prima di tutto. Il capogruppo renziano al Senato, Davide Faraone, sembra spingere in questa direzione quando invoca l'annullamento delle primarie in Sicilia fra Pd e M5s. «In queste settimane abbiamo ricevuto numerosi appelli dal Pd a partecipare alle primarie siciliane che si terranno domenica prossima, voglio ringraziare il segretario Barbagallo per la cortesia dimostrata. Adesso siamo noi pero' a fare un appello agli amici del Pd: annullate le primarie».