«Non voglio crederci: non è successo davvero. Era un uomo perbene»
REGGIO EMILIA. «Mio marito era una persona perbene». Krolinda Deda, “Linda”, lo ripete più volte, tra le lacrime, sulla soglia di casa, l’appartamento all’ultimo piano di una palazzina in viale Ramazzini, dove con il marito Aineo Redo ha vissuto almeno gli ultimi 18 anni.
«Scrivete questo – dice mentre le è accanto un cugino, Seati Giana –. Era una brava persona». La casa, nel primo pomeriggio di ieri, era già piena di amici e parenti arrivati per confortare la vedova e i figli della coppia, un bimbo di 9 anni e un ragazzo di 18.
«Loro lo sanno già – spiega la madre –. Ho voluto dirglielo subito. Sono qui in casa con noi». La donna però non si capacita di quanto è successo, della tragedia che si è abbattuta sulla sua famiglia.
«Non voglio crederci – ripete –. Anzi, non è successo davvero. Mio marito era una persona serena. Non avrebbe mai potuto farlo. Era sempre impegnato, certo. Nel suo lavoro metteva tutto se stesso. Lo portava nel cuore. Forse a volte anche troppo. Ma era una persona in pace con se stessa. Faceva progetti...».
«Il suicidio? Non è un’ipotesi possibile», le fa eco risoluto il cugino.
I due coniugi si sono visti per l’ultima volta ieri mattina. Come mille altre volte, il risveglio, la colazione insieme e poi i saluti e le raccomandazioni, prima di dividere le proprie strade: lei per portare a scuola i ragazzi e poi recarsi al lavoro in un’azienda cittadina e lui per raggiungere lo studio di via Isola per Malta, in centro a Reggio. Uno spazio che l’avvocato condivideva con un gruppo di colleghi, ormai da diversi anni.
La donna non poteva certo immaginare che quella sarebbe stata l’ultima occasione di vedere il marito e rivolgergli parole affettuose. Con “Linda” l’amore era sbocciato fin dagli anni in Albania: entrambi nati nella cittadina di Bulqize, un comune albanese situato nella prefettura di Dibër, nella parte orientale dell’Albania, vicino al confine con la Macedonia del Nord.
Ma la stabilità l’avevano raggiunta in Italia, dopo che il 48enne, arrivato a bordo di un gommone, da Valona fino alle rive della Puglia, finalmente, inseguendo il sogno di una vita migliore, aveva trovato qui a Reggio Emilia un lavoro come operaio in ceramica alla Rondine e poi era riuscito a laurearsi in Giurisprudenza. Ancora qualche anno di praticantato, continuando a lavorare in ceramica per pagare il mutuo della casa, poi Redo si era potuto dedicare pienamente alla professione. Diventando per tutti un esempio di determinazione e onestà.
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