Morto a 18 anni in azienda, la rabbia dei sindacati: «È il giorno del silenzio, poi bisogna interrompere questo sistema sbagliato»
UDINE. Non si può morire sul lavoro. Non si può morire a 18 anni sul lavoro. Sono andati ripetendolo, venerdì 21 gennaio, quasi in trance i sindacati cercando di masticare una notizia che a pochi giorni dall’inizio di un nuovo anno è davvero difficile, impossibile da mandare giù.
«La morte sul lavoro di uno studente di appena 18 anni è un fatto di una gravità inaudita, indegno per un Paese civile – ha tuonato il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, in un tweet pesante come un macigno –: lo stage in un’azienda dovrebbe garantire il futuro ad un giovane, non condurlo alla morte».
Stage che è finito nel mirino della Cgil: «Al cordoglio per la morte orribile di un ragazzo tanto giovane, si unisce l’indignazione per il fatto che si continua a utilizzare la vecchia alternanza per impegnare gli studenti in attività che appaiono chiaramente lavoro non retribuito e spesso con scarsi livelli sicurezza» denunciano la segretaria confederale della Cgil, Rossana Dettori, e il segretario generale della Flc, Cgil Francesco Sinopoli, chiedendo l’abrogazione delle norme che prevedono l’obbligatorietà dell’alternanza.
Rea, parola loro, d’aver comportato «la moltiplicazione di esperienze e attività spesso improvvisate e di scarsa qualità».
L’incidente di venerdì allunga la fila interminabile delle morti bianche. Una nuova sberla dopo quella arrivata giorni fa insieme al “bollettino” diffuso dall’Inail che ha certificato, in regione, ben 27 morti sul lavoro tra gennaio e novembre 2021 contro i 16 dello stesso periodo dell’anno precedente, fortemente contenuti (questi ultimi) “grazie” ai lockdown.
Ora, iniziato da un soffio l’anno nuovo e con quello i venti di ripresa, la statistica non si è fatta attendere, ha ricominciato a smazzare numeri, dietro ai quali si nascondono nomi, vite, famiglie spezzate.
Come quella dell’operaio 58enne, Daniele Zacchetti, schiacciato a dicembre da una gru in porto vecchio a Trieste, e come quella di Lorenzo, che di anni ne aveva appena 18 ed era ancora uno studente. L’ultima morte bianca del 2021, la prima del 2022. Senza soluzione di continuità.
Le parole cariche di rabbia che vengono dal sindacato sono una forma di ribellione contro questo moto perpetuo «che – ribadiscono le parti sociali, con altrettanta strenua determinazione – va interrotto».
«Il 2022 si apre come il 2021 si era chiuso: con nuove tragedie che investono i lavoratori del settore metalmeccanico» denuncia il segretario generale di Uilm Uil Fvg, Giorgio Spelat: «Oggi è il giorno del silenzio e delle preghiere, ma anche di una rinnovata determinazione, perché ciò che è successo al giovane Lorenzo non possa più accadere».
Le parole dei sindacalisti sono imbevute di dolore e rabbia. Sentimenti che si fanno eco, che rimbalzando alla famiglia del giovane Lorenzo, colpite da un dramma che non si può dire, per esser poi richiamati, messi a fuoco, piegati alla missione del sindacato: tutelare i lavoratori, i loro diritti, su tutti quello di tornare a casa ogni giorno.
«Prima di lanciare allarmi e dire l’ennesimo basta, il nostro pensiero – commenta il segretario generale di Cgil Fvg, Villiam Pezzetta – va all’immenso dolore della famiglia di questo ragazzo, morto sul lavoro prima ancora di diventare un lavoratore».
«Speriamo solo – aggiunge il numero uno di Cgil – che davanti alla morte in fabbrica di uno studente diciottenne, tutti, nessuno escluso – imprese, organizzazioni di categoria, sindacato, enti di vigilanza e istituzioni – si facciano un esame di coscienza e riflettano se stanno facendo davvero tutto il possibile per evitare che questa strage continui e per garantire la sicurezza e l’incolumità di chi lavora».
Il sindacato ancora una volta ha fatto il suo fioretto. «Oggi è il tempo di stringerci attorno alla famiglia della vittima, a cui va il nostro più forte e commosso abbraccio, assieme alla promessa di fare di più e di proteggere in modo ancora più determinante chi lavora e in particolare – ha concluso Pasquale Stasio, segretario di Fim Cisl Fvg – i giovani entrano in mondo che non può essere di morte».