Buoni spesa e lavoro per mitigare la crisi, patto fra istituzioni enti e volontariato nel Bellunese
BELLUNO. I servizi sociali fanno rete per rispondere ai nuovi bisogni delle comunità. La pandemia Covid-19 ha messo in ginocchio famiglie che fino a un anno fa non avrebbero mai pensato di non avere nemmeno i soldi per pagare una bolletta o per fare la spesa.
Per intercettare queste “nuove povertà” prima che la situazione diventi troppo grave, ha preso il via il progetto di rafforzamento degli ambiti sociali territoriali del Cadore, dell’Agordino e del Bellunese. L’obiettivo è quello di costruire un sistema associato di servizi sociali di lungo periodo, ma anche di ridurre la frammentazione per dare ai cittadini servizi più puntuali ed efficaci e di sperimentare attività innovative con laboratori territoriali.
Si tratta di un progetto di integrazione del welfare che coinvolge 46 comuni della provincia e che è stato fortemente voluto dalla Regione del Veneto che lo finanzia con 76 mila euro circa. Attraverso un percorso di formazione e consulenza, da gennaio a novembre – sarà definito un modello di Servizi sociali più funzionale al territorio bellunese.
«La pandemia», spiega la responsabile di Ambito, Rossella Di Marzo, referente dei servizi sociali del Comune di Belluno che è capofila del progetto, «ha evidenziato quella fascia di popolazione vulnerabile che in situazione di normalità generalmente non è in carico ai servizi sociali».
«L’allargamento della base sociale di persone in stato di bisogno, unito all’ampiezza del territorio in cui si distribuiscono gli abitanti dell’ambito, pongono un’ulteriore sfida al sistema di welfare territoriale sul fronte del contrasto alla povertà», aggiunge.
Una sfida che viene raccolta, individuando un modello organizzativo in grado di connettere tra loro non solo le politiche sociali a livello locale, ma anche quelle abitative e, soprattutto, del lavoro. «È necessario ritarare i servizi sociali sulla base dei nuovi bisogni emersi nel territorio», prosegue Di Marzo. «La Regione ci chiede uno sforzo per ripensare i servizi con una connotazione di forte prossimità e attenzione alle comunità, senza dimenticare le caratteristiche specifiche del nostro territorio».
Servizi che puntano a fare rete, per rispondere in maniera efficace ai bisogni e alle necessità delle famiglie.
Il progetto si rivolge agli attori del welfare locale: amministratori, servizi sociali professionali, enti del Terzo settore, volontariato, istituzioni che hanno diretto interesse al tema. Il percorso è costruito sulla base di una partnership tra Comune di Belluno, capofila di Ambito, Metàlogos (società di consulenza e formazione) e una cordata di cinque università e agenzie di formazione.
In programma ci sono approfondimenti su modelli organizzativi, gestione associata dei servizi, rafforzamento delle professionalità, innovazioni e rapporti con il volontariato. Saranno valorizzate le esperienze maturate nei territori.
Oggi si svolgerà la presentazione pubblica, per gli addetti ai lavori, con un webinar a cui parteciperanno Elisabetta Notarnicola, docente Sda Bocconi, Gino Mazzoli dell’Università statale di Milano, Stefania Porchia di Sinodè – società specializzata nelle politiche di welfare collegata all’Università Cà Foscari e la responsabile di Ambito, Rossella Di Marzo. Modera il presidente di Metàlogos, Michele Dal Farra. —