Diabolik, Roma sud militarizzata per i funerali di Piscitelli. Applausi e saluti romani all’arrivo della bara nera con la salma del capo ultrà
Un intero quadrante a sud di Roma militarizzato per i funerali di Fabrizio Piscitelli. La salma di ‘Diabolik‘, così com’era conosciuto il capo ultras degli Irriducibili della Lazio ucciso il 7 agosto scorso con un colpo di pistola alla nuca, arriva in una bara completamente nera al Santuario del Divino Amore, dove il questore della Capitale, Carmine Esposito, ha disposto le esequie in “forma privata”, al massimo 100 persone, per il timore di disordini. Proprio la questura romana ha schierato un piccolo esercito di 300 poliziotti a blindare un’area a numero chiuso, dentro la quale le persone non segnalate non potranno entrare.
Un gruppo di ultras, circa 300, si sono presentati questa mattina alla camera ardente presso il Policlinico Tor Vergata con maglia bianca e indosso simboli del gruppo ultrà e della Ss Lazio. Molti di più, circa 500, si sono assiepati alle transenne che bloccano l’accesso all’area del Santuario. L’arrivo della bara è stato accolto con applausi e diversi saluti romani. Piscitelli, in una delle recenti interviste, si era dichiarato “l’ultimo dei fascisti di Roma”. Sulla delimitazione imposta della questura, è apparso uno striscione di saluto: “E’ uno che per come lo conosco io andrebbe solo e a piedi al funerale suo… I ragazzi del Diablo”. Nella folla si intravedono anche alcune sciarpe giallorosse.
In mattinata, l’AdnKronos ha diffuso le immagini della bara, nera e lucidissima, con ai lati la scritta bianca e celeste ‘Irriducibili’ e davanti gli occhi del personaggio dei fumetti al quale Piscitelli aveva “rubato” il nome di battaglia. I leader della Curva nord nei giorni scorsi hanno accolto l’invito della famiglia e hanno chiesto anche ai numerosi gruppi delle tifoserie extra cittadine di attenersi a un comportamento “consono e rispettoso“. Presente al funerale anche Cristiano Sandri, il fratello di Gabriele, il tifoso laziale ucciso con un colpo di pistola l’11 novembre 2007 sull’autostrada A1 Milano-Napoli, episodio per il quale l’agente di polizia Luigi Spaccarotella è stato condannato per omicidio volontario.
I timori della vigilia da parte della questura di Roma non erano soltanto legati alla presenza, cospicua, di delegazioni delle tifoserie estreme da tutta Europa. Ma anche ai presunti legami fra Piscitelli e la criminalità organizzata, su cui i magistrati antimafia romani stavano lavorando ultimamente. Gli inquirenti, negli anni, hanno documentato contatti fra il 53enne nato al Quadraro e residente nella vicina Grottaferrata, e alcuni boss legati alla camorra casalese, ai clan sinti e alla criminalità albanese. Proprio in quest’ultimo ambito si cerca il mandante dell’omicidio.
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