Ue, Conte: “Io mai con il cappello in mano in Europa, niente di cui scusarsi. I numeri reali sui conti li abbiamo noi”
Niente cappello in mano quando si va a Bruxelles, perché l’Italia “non ha nulla di cui farsi scusare“. Tanto più che sui conti “i numeri reali o quantomeno una proiezione molto più rispondente alla realtà perché aggiornati a giugno ce li abbiamo noi“. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al termine del consiglio europeo e dei vertici informali con Emmanuel Macron e Angela Merkel, manda un messaggio trasversale, spiegando a interlocutori interni ed esterni il senso della lettera di risposta che il governo italiano ha mandato alla Commissione europea: “Non è – dice – un espediente per sottrarsi all’applicazione delle regole, non oscura né vuole eliminare il binario tecnico dove si sta svolgendo il negoziato. La lettera ha un altro significato: veramente siamo tutti europeisti? Se lo siamo dobbiamo rinforzare l’edificio europeo se non lo vogliamo far deperire sedetevi con noi e ragioniamo come migliorarlo”.
Il capo del governo spiega che “non possiamo mettere in campo qui pubblicamente le misure” che si hanno in mente sulla trattativa sulla procedura d’infrazione, “a me interessa che ci sia un approccio costruttivo da parte di tutte le parti che siedono attorno al tavolo e siccome io rappresento l’Italia, coadiuvato dal ministro Tria, sono certo di avere un approccio costruttivo. L’interesse dell’Italia è l’interesse dell’Europa“.
Quello sulla procedura, spiega il presidente del Consiglio, “è un negoziato molto complesso e difficile, non ho mai pensato che ci fosse una strada spianata, anzi mi sono anche meravigliato che a fine anno c’era una particolare sensibilità da parte della pubblica opinione, oggi sembra esserci una valutazione di strada spianata“. Un negoziato difficile e complesso, ha ribadito, “che non può che avvenire in termini confidenziali e riservati. Siamo il governo del cambiamento e io cerco di comunicare ma quando c’è un negoziato non posso che rimanere riservato altrimenti si rischia di pregiudicare gli interessi nazionali”.
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