Una vita fuori dall’Italia, a disegnare accessori di moda con Demna Gvasalia (con lui ha progettato la famosa Ikea bag di Balenciaga), Alexander Wang, Johnny Coca, Peter Pilotto, Riccardo Tisci. E anche oggi la sua casa è a Parigi, dove Marco Panconesi, 30 anni, fiorentino, ha esordito con la sua prima linea di gioielli, “Psycometry”, il cui nome si ispira all’abilità psichica di “leggere” la storia di un oggetto toccandolo, fino a percepire ciò che non è visibile. Panconesi fonde così l’esoterismo con un mondo estetico nostalgico eppure futuristico: «il gioiello è l’accessorio più inutile che ci sia», dice, «ma ti rende forte». Secondo il designer la creazione stessa di un brand è un percorso spirituale, «ci sono ragioni segrete che bisogna saper ascoltare». Il suo stile scardina il concetto di gioiello da portare sempre nello stesso modo: bracciali, anelli e orecchini possono essere piegati, capovolti, nascosti, consentendo a chi li indossa interpretazioni multiple. «In “Upside Down Hoops”, per esempio, il cerchio lo porti sopra l’orecchio», spiega, «e gli chandelier “Riviera”, ispirati agli al bum di famiglia, si richiudono come una fisarmonica celando le placche di smalto cattedrale; mentre gli anelli “Locket”, con le loro sfere di metallo richiudibili, richiamano le coperture che un tempo, in viaggio, la nobiltà usava per nascondere le pietre preziose». Del suo dna fieramente italiano Panconesi conserva la dedizione per pittura e scultura, una tavolozza di colori vivaci, la passione per le lavorazioni antiche, ma soprattutto un vero “credo” nell’artigianato: «Voglio creare un ponte tra artigiani del mondo, non soltanto per i gioielli, ma spaziando tra progetti diversi. Raccontando storie di mondi fantastici».
Vogue Italia, giugno 2019, n.826, pag. 66