Caro Salvini, non basta una felpa leghista per Roma. Che va amata e non usata
Matteo Salvini non può davvero pensare che basti incoronare con lo spadone uno qualsiasi per farlo diventare sindaco di Roma. E soprattutto per avere la certezza che governi meglio di tutti, Raggi compresa. Roma è la Capitale d’Italia. E’ Caput mundi. Va amata e non usata. Il che non vale solo per la Lega, ma per tutti. Città difficile, da adorare e maledire. Ma il permesso di adorarla e maledirla non ce lo devono dare a Milano.
Roma la stanno ammazzando i giochi di Palazzo. Il Messaggero ha scritto di Virginia Raggi che è un’incapace e mai un giudizio così netto avrebbe potuto essere altrettanto reale. Lo sanno tutti, persino chi finge di sostenerla. Lei non se ne vuole andare, ma non sarà mai ricordata come un buon sindaco: chi verrà dopo le dedicherà le buche delle strade. I trasporti immobili. I rifiuti maleodoranti. Il verde incolto. Il decoro inesistente. I conti sfasciati. La burocrazia paralizzata.
Roma non è una quota di partito
Non serve Nembo Kid per governare il Campidoglio. Ci vuole amore. Esperienza. Serietà. Affidabilità. Credibilità. Competenza.
Certo, i voti. Ma se si candida chiunque solo perché iscritto al partito che va per la maggiore non è detto che vinca. Rutelli, soprattutto nel primo mandato, non fu un cattivo sindaco. Vinse da iscritto ai verdi con il sostegno della coalizione di sinistra. Occorre personalità.
Nessuno può immaginare che la Capitale debba essere ostaggio della lottizzazione fra partiti. Roma a me, Milano a te, Napoli a lui. Toglietevelo dalla testa, perché la città rifiuterebbe sia me che te che lui. E’ stanca, la Capitale, dopo averne viste di tutte. Risparmiatele di diventare una quota, che già è umiliante non vedersi riconosciuti i soldi che le spettano proprio per il suo ruolo di prima città del Paese. Vengono tutti qui, ci sarà pure un motivo. E’ il suo status, che si è conquistata con duemila e passa anni di storia gloriosa. Con le sue luci e con le sue ombre.
Il Capitano di Roma si chiamava Francesco Totti
E’ sbagliatissimo pensare che sia sufficiente una casacca politica a vincere e poi a governare bene. Mi stupì in un dibattito all’Ordine degli Avvocati sentire Virginia Raggi presentarsi non col suo nome e cognome, bensì come “portavoce dei Cinquestelle“. Ancora così stiamo? Non un amministratore bravo, basta uno qualunque che abbia più clic di un altro (che poi si chiamava Marcello De Vito, a proposito di capacità di selezione dei candidati)?
Mentre Virginia sta asserragliata a Palazzo in attesa di chi la butterà fuori, non usate il lanciafiamme per farvi strada contro il nemico accanto a voi. Metteteli sul tavolo i nomi dei boni viri, magari sottoponeteli al vaglio dei cittadini senza metterci vicino una sigla di partito. Magari è la volta buona che esce fuori uno bravo e non solo fedele. Bravo e onesto. Che poi è quello che serve per rimettere in sesto una città distrutta da un’amministrazione senza visione per il futuro.
Se invece emerge la solita ammaina, è meglio non parlarne. Questo vociare fa solo innervosire gli apparati senza costruire alcunché. E i cittadini sbadigliano. L’unico Capitano, da queste parti, si chiamava Francesco Totti. E poi De Rossi. Ce li hanno portati via e ora dobbiamo aspettare un qualsiasi Pallotta da cercare stavolta a Milano?
L'articolo Caro Salvini, non basta una felpa leghista per Roma. Che va amata e non usata sembra essere il primo su Secolo d'Italia.