Déjà vu: cosa succede quando proviamo la sensazione del «già visto»
Il termine déjà vu deriva dalla lingua francese, letteralmente significa “già visto”. Da questa definizione si comprende cos’è il fenomeno e come si manifesta, ovvero con l’impressione, forte e chiara, di avere già visto quello che sta accadendo in un determinato momento, che in realtà avviene per la prima volta. Tuttavia, il nome non spiega come e perché questo succede, anche se si pensa diffusamente che la causa sia da ritrovare in un meccanismo del cervello. Si sa che i déjà vu colpiscono circa il 60-70% delle persone, maggiormente i più giovani. Un fenomeno diffuso, quindi, che non deve preoccupare perché finora ritenuto innocuo, ma che affascina gli studiosi da tempo, a partire già dagli inizi del ‘900.
Ancora oggi non esiste una spiegazione scientifica ritenuta completamente valida. Un fenomeno così veloce e immediato è difficile da studiare: gli esperimenti possono essere effettuati anche settimane dopo l’avvenimento del fenomeno, di conseguenza il ricordo dei soggetti viene alterato dal tempo, e così anche le sue implicazioni a livello cerebrale. Per dare una spiegazione al fenomeno sono stati fatti studi di diverso tipo, che hanno generato alcune teorie. Quelle considerate più valide e razionali sono di tipo scientifico e psicologico, ma non mancano anche ipotesi di tipo pseudo-scientifico ed esoterico.
TEORIE NEUROLOGICHE
Le teorie più accreditate sono di tipo neurologico, che sostengono quindi che il déjà vu sia frutto di un qualche trucco della memoria o di un suo breve malfunzionamento, che non causerebbe comunque danni gravi al cervello.
1. Doppio ricordo
Si tratta dell’idea che un’azione venga immagazzinata istantaneamente nella memoria a breve termine, mentre ci metta qualche millesimo di secondo in più ad essere ricordata dalla memoria a lungo termine. Questa disambiguazione delle memorie crea il distacco che dà l’impressione che si tratti di una situazione accaduta nel passato. Simile a questa teoria, c’è quella del ricordo conscio e inconscio. Sigmund Freud parlava di déjà vu per spiegare ad esempio i ricordi e le esperienze rimasti repressi e inconsci, che si manifestavano, oltre che nei sogni, anche attraverso questo fenomeno.
2. Falso riconoscimento
La nostra memoria archivia qualsiasi situazione a cui assistiamo, che può essere un nome, una fotografia, un luogo, una persona, un’azione, e così via. I ricordi però spesso vengono registrati in maniera frammentata: il déjà vu avverrebbe quando frammenti di situazioni attuali si confondono e si uniscono a frammenti dei ricordi di situazioni simili del passato. Il cervello infatti riesce a ricordare qualcosa, ma non esattamente quando e come è avvenuto. Ecco perché si proverebbe il senso di familiarità.
3. Teoria dell’attenzione.
Secondo altri studi questo fenomeno sarebbe causato da un errore nel sistema dell’attenzione, che interrompendosi causa un ri-processamento dell’informazione. Sostanzialmente, questa brevissima interruzione fa dimenticare all’istante un’azione appena avvenuta, mentre la parte della percezione rimane attiva solamente nell’inconscio, dando quindi familiarità ma non il recupero del ricordo completo. È molto simile alla teoria di Pierre Gloor al Montreal Neurologic Hospital and Institute, secondo cui il déjà vu avviene per una momentanea e rara disattivazione del sistema di recupero della memoria.
4. Verifica
Le teorie che ritrovano la spiegazione del “già visto” in un bug del cervello sono state smentite da un esperimento effettuato nel 2016, uno dei più recenti sull’argomento, nell’Università di Saint Andrews in Scozia, con a capo il ricercatore psicologo cognitivo e neurologico Akira O’Connor. Lo studio è stato fatto su 21 partecipanti, a cui è stato “indotto” un fenomeno simile al déjà vu: è stata ripetuta ai partecipanti una lista di parole, senza nominare quella che le accomunava. Interpellati successivamente, quasi tutti sostenevano di aver udito anche quella parola, poiché gli forniva una sensazione di grande familiarità. Durante l’esperimento, invece delle parti del cervello che gestiscono la memoria, si sono attivate le aree cerebrali frontali, implicate nei processi decisionali. Si è pensato allora che il déjà vu rappresenti una verifica che la mente fa per controllare i ricordi.
5. Epilessia temporale
Inizialmente, la spiegazione che convinceva di più partiva dal fatto che questo fenomeno si manifestava maggiormente nei pazienti affetti da tale condizione: tra i sintomi che precedono una crisi epilettica di questo tipo infatti ci sarebbe il déjà vu. L’esperimento principale che avvalora questa teoria è stato effettuato nel 2012 dallo scienziato Bràzdil, che ha messo a confronto 113 partecipanti sani, alcuni che avevano sperimentato almeno un déjà vu, altri che non l’avevano mai provato. Nel cervello dei primi si è riscontrata una significativa perdita di materia grigia. Pertanto, si pensava che chi provasse questa sensazione soffrisse di lievi epilessie senza effetti gravi. L’Università e il Cnr di Catanzaro hanno poi escluso la correlazione diretta tra i déjà vu e l’epilessia, con un esperimento che ha dimostrato che nelle persone sane con déjà vu non è presente un problema organico-fisico, ma un’alterazione dal punto di vista sensoriale, quindi non patologico.
ALTRE TEORIE
Il fenomeno del déjà vu affascina molto, ciò che si prova è così particolare, e non ancora del tutto chiaro alla scienza, che ispira diverse interpretazioni, anche teorie che si allontanano dalla scienza e dalla spiegazione empirica, per entrare in un mondo più esoterico.
1. Sogni
La teoria più nota, che non si avvale di spiegazioni e studi scientifici, è quella che considera i déjà vu come l’atto di rivivere o ricordare qualcosa avvenuto in sogno. Ci sembra così reale e familiare perché è successo nel nostro inconscio mentre dormivamo, pertanto riusciamo a ricordare qualcosa ma non tutto.
2. Premonizioni
Secondo altre ipotesi invece non si tratterrebbe di sogni, ma di vere e proprie premonizioni, come se durante un déjà vu stessimo visualizzando una profezia di ciò che accade dopo pochi secondi. La teoria delle premonizioni è stata comunque smentita dalla psicologa cognitiva Anna Clary, della Colorado State University, tramite una ricerca, dimostrando come non si può effettivamente prevedere cosa accade dopo, il futuro.
3. Relatività
Una teoria affascinante ritiene che il tempo sia una convenzione meramente umana, mentre il mondo non segue sempre la logica del tempo. Pertanto, il déjà vu sarebbe uno degli strumenti con i quali veniamo riportati alla realtà senza un tempo convenzionale.
4. Reincarnazione
Diverse religioni e filosofie fanno riferimento alla reincarnazione e alla possibilità di altre vite. Il déjà vu, secondo queste credenze, sarebbe spiegato come il ricordo di una vita precedente che riaffiora e ci dà il senso di familiarità, senza poterlo ricordare completamente in maniera conscia.