Coronavirus, il tampone potrebbe rilevare il virus inattivo
Molte persone sono contagiose per una settimana, ma potrebbero rimanere positive al tampone per il Covid-19 per molto più tempo. L’accuratezza del test è tale che potrebbe rilevare tracce di virus non più attivo. Secondo il professor Carl Heneghan, tra gli autori dello studio, invece di essere impostato per fornire un risultato “sì / no” in base al rilevamento dell’Rna del virus, il test dovrebbero avere un punto limite in modo che quantità molto piccole di virus non diano un risultato positivo.
Questa ipotesi potrebbe spiegare il perché i casi di positivi al coronavirus sono aumentati, mentre i ricoveri in ospedale rimangono stabili.
Il Center for Evidence-Based Medicine dell’Università di Oxford ha esaminato le evidenze di 25 studi in cui campioni di virus da test positivi sono stati messi in una capsula per osservarne la crescita. Questo metodo di coltura virale può indicare se il test positivo ha rilevato virus attivi che possono riprodursi e diffondersi, o solo frammenti di virus morti che non crescono né in laboratorio né nelle persone.
Il fatto di non sapere l’effettiva contagiosità dei positivi al Covid-19 o dei positivi asintomatici è uno dei problemi che rimangono ancora senza risposte definitive e che non permette di dare numeri perfetti. Il problema dei “debolmente positivi” lo aveva già sollevato il direttore dell’Istituto Mario Negri Giuseppe Remuzzi in una intervista al Corriere della Sera, parlando di una serie di screening condotti sui ricercatori del Mario Negri e della Brembo. Secondo quanto riportato, la positività nei tamponi dello studio del Mario Negri emergeva solo dopo 34-38 cicli di amplificazione, un segnale troppo debole per far pensare a una infezione in atto e a una possibile contagiosità. Ecco perché il Sistema nazionale di monitoraggio sta considerando di abbassare la soglia di positività per non intercettare i falsi positivi.
COME FUNZIONA L’ANALISI DEL TAMPONE NASOFARINGEO
Il tampone è il metodo di diagnosi standard e utilizza sostanze chimiche per amplificare il materiale genetico del virus. Il campione di prova deve passare attraverso una serie di “cicli” in laboratorio prima che venga rilevata una componente significativa dell’Rna del virus. Più è alto il cosiddetto Cycle threshold, il ciclo-soglia, meno RNA virale è presente in chi ha fatto il tampone. Il numero di cicli può indicare la quantità di virus presente, che si tratti di piccoli frammenti oppure di una carica virale alta. Le tracce di virus rilevate potrebbero essere collegate alla probabilità che il virus sia infettivo: più il segnale è debole e incerto, più fa pensare a tracce di Rna virale ormai residuali e inattive che di fatto attestano l’assenza dell’infezione ancora in corso.
IL PROBLEMA DEI DEBOLMENTE POSITIVI
Quanti dei nuovi casi di positivi che ci vengono comunicati ogni giorno, sono debolmente positivi? E quanto sono in grado di infettare? Ecco che allora per evitare quarantene non necessarie e numeri impropri, secondo il professor Carl Heneghan, la probabilità di falsi positivi potrebbe essere ridotta se gli scienziati riuscissero a capire dove poter porre un limite. Come sostiene anche Remuzzi «Sarebbe opportuno, quindi, che i laboratori per definire un tampone positivo quantifichino la carica virale come si fa con la glicemia, l’azotemia e il colesterolo».