Five di Umbrella Academy ci insegna il potere che abbiamo di cambiare la storia
Penso che in questo momento il mondo si divida esattamente in due tipi di persone: quelle che sfrutterebbero volentieri il potere di Five per tornare indietro nel tempo e rivivere le vacanze estive all’infinito e quelle che, invece, lo userebbero senza indugi per saltare in avanti e chiudere questo 2020 in anticipo. C’è anche una terza categoria, popolata dalle persone che tornerebbero in zero secondi dall’ex, ma di loro ci occuperemo più avanti, perché come ci insegna il membro più giovane (o più vecchio?) dell’Umbrella Academy, il punto non è mai in quale momento storico ci troviamo, ma le azioni che scegliamo di compiere mentre lo attraversiamo.
Insomma, se il tema delle responsabilità personali in questo periodo è più sentito che mai, la seconda stagione di Umbrella Academy è una celebrazione all’importanza delle azioni individuali nel corso della storia, incluse quelle che a un primo sguardo potrebbero sembrare innocue e marginali. Quando, nel settimo episodio della stagione, Vanya insiste per portare con sé nel 2019 anche Sissy e ad Harlam, Five le spiega che ogni persona è fondamentale per il periodo storico in cui vive e che “nessuno è insignificante” nella realizzazione del futuro.
Sembra un concetto scontato, ma non lo è affatto: essere fondamentali per il nostro periodo storico comporta la possibilità di avere un reale impatto sul corso della storia attraverso le nostre azioni e ci ricorda il potere che abbiamo di cambiare in meglio il presente.
A volte è un potere diverso da quello che immaginiamo, che produce cambiamenti lenti e sotterranei, altre volte, invece, gli effetti delle nostre azioni sono immediatamente tangibili. Non dimenticarne l’esistenza, però, è fondamentale: con una pandemia sullo sfondo e una crisi climatica che minaccia in maniera sempre più evidente e aggressiva il nostro futuro, sensazioni di impotenza e scetticismo nei confronti di un cambiamento reale sono fisiologiche, ma non per questo dobbiamo cedere alla prospettiva di adottarle nella nostra vita.
C’è un passaggio bellissimo de I Vangeli per guarire di Alejandro Jodorowsky in cui l’artista poliedrico spiega l’importanza di seminare con la consapevolezza che forse non saremo presenti per vedere i frutti del nostro raccolto. «La vera umiltà consiste nel lavorare e nell’agire in ogni momento, credendo nell’umanità futura, convinti che un giorno si aprirà al cosmo come un fiore, una mattina che noi, tu, io, non potremo vedere. Dobbiamo pensare a ciò che verrà e amarlo».
Se ci pensate, alla fine, non è altro che una versione un po’ più poetica dell’attaccamento di Five al pianeta, nonostante i tentativi della cattivissima interpretata da Kate Walsh (ci mancherai!) di convincerlo a lasciar perdere la sua missione di salvare il mondo dall’Apocalisse e mettersi comodamente in salvo con un lavoro di prestigio alla Commissione. Se questa non è una metafora perfetta dello scontro generazionale tra i più giovani che hanno a cuore il futuro del pianeta e le classi dirigenti che lo hanno compromesso con le proprie azioni egoiste, ditemi voi cos’è.
Tornando a noi, quindi, e al nostro presente privo dei poteri magici dei sette dell’Umbrella Academy, non c’è bisogno di viaggiare nel tempo per cambiare le cose (o per tornare dall’ex) perché vivere andando avanti e cercando di migliorare a piccoli passi quello che ci circonda è già il viaggio più bello che possiamo intraprendere.
Con un po’ di fortuna, magari, arriveremo giusto in tempo nel futuro per scoprire la formula segreta in grado di farci tornare tutti come nuovi a 16 anni, proprio come Five. Non male come prospettiva, no?