«Temptation Island 2020»: addio maschio (arrogante)
Temptation Island, giovedì sera, sarebbe potuta esaurirsi nella prima ora di trasmissione. Nel primo falò, quello degli uomini. Perché lì, sul tronco d’albero di una spiaggia sarda, si è avuta la morte dell’uomo maschio per posa, «padrone» per orripilante consuetudine. Ciavy, «er ciavatta» trentacinquenne, sicuro dei sentimenti di Valeria più che dei propri, ha dovuto arrendersi all’improvvisa epifania della sua fidanzata. «Fai schifo», le ha detto Ciavy. «Hai perso la tua dignità di donna», le ha urlato addosso, dopo averla convocata in gran fretta per un falò di confronto.
https://twitter.com/aleferazzi/status/1283864914625429509Ha visto, Ciavy, un video che lo ha indispettito. Valeria, la donna che non era sicuro di poter o voler amare, Valeria, la compagna imperfetta di quattro anni, quella che «Le voglio bene, ma niente più», ha osato avvicinarsi ad uno dei single. E Ciavy, che, con la rabbia cieca di chi non conosce confronto (dialettico, meno che mai), ha preteso che la fidanzata lo raggiungesse per un confronto. Scuse, doveva aspettarsi. Perché quando Valeria è arrivata, e senza profondersi in scuse gli si è seduta accanto, placida, bella, abbronzata, Ciavy è prorotto in una sequela di insulti. «Da casa tutti ti prendono in giro». «Ti sei messa in ridicolo», e giù di cattiverie senza pensiero, sputate in faccia ad una compagna costretta al silenzio.
https://twitter.com/ilmerda_/status/1283864238965088258Ciavy ha urlato e urlato ancora. E tanto ha fatto che Filippo Bisciglia, di solito spettatore silente dei litigi altrui, ha finito per mettere becco nel falò. «Sai perché Valeria parla con me?», ha chiesto al ragazzo, inviperito da come la fidanzata cercasse aiuto nel conduttore dello show. «Valeria parla con me perché tu non la fai parlare», gli ha spiegato Bisciglia, sedendo sul tronco per separare Ciavy e Valeria. Per bloccare la furia di un uomo incapace di accettare l’autodeterminazione della ragazza che credeva sua.
«Mi devi far parlare, Ciavy, perché sono quattro anni che parli solo tu», gli ha detto Valeria, chiarendo come il soggiorno al Villaggio delle Fidanzate le sia servito ad aprire gli occhi. A realizzare quanto malsana fosse una relazione definita «tossica». «Tu non mi ami, e io non ti amo. Il nostro è un amore malato», ha continuato Valeria. «Io qui mi sono liberata, sono felice, sono io», ha detto poi, ponendo fine al legame con Ciavy e alla triste manifestazione di un patriarcato che non conosce giustificazioni.
Ciavy ha chiesto il confronto con Valeria, ma quel che avrebbe voluto, preteso addirittura, non è quanto lo strumento avrebbe potuto dargli: un confronto verbale, tra persone adulte. Ciavy avrebbe voluto assistere, tronfio e borioso, allo spettacolo di una Valeria prona, pronta, ancora una volta, a cospargersi il capo di cenere e addossarsi la colpa di ogni errore. A tacere, subendo passiva ogni colpo di testa maschile. Così, sembrava fosse andata per i quattro anni della loro relazione, e così nella testa di Ciavy sembrava dovesse andare giovedì sera quando, invece, Valeria ha tirato fuori tutta la forza di cui è stata capace.
Valeria si è presa la rivincita che ogni donna dovrebbe avere. Ha messo fine ad un legame di sudditanza, dove non è l’amore ma la dipendenza a tenere insieme la coppia. Ha scelto se stessa, con il suo nugolo di insicurezze. E Ciavy, con le pive nel sacco, non ha potuto che allontanarsi sulla sabbia di una spiaggia sarda.