World Emoji Day, la festa delle faccine fra novità e fraintendimenti
Il World Emoji Day che si celebra oggi festeggia le onnipresenti figurine che popolano i nostri smartphone fra chat e social, inventate ormai 23 anni fa in Giappone. Da allora hanno progressivamente invaso i nostri canali di comunicazione digitali tanto da diventare, secondo alcuni esperti, una specie di nuovo esperanto, una lingua franca attraverso la quale riusciamo a capirci con persone di ogni lingua e cultura. Anche se bisogna pur sempre fare una certa attenzione ai diversi modi in cui interpretiamo faccine e compagnia e alle culture in cui ci troviamo immersi.
Quali sono le più usate? Secondo Emojipedia, che è un po’ la bibbia delle faccine, la più scambiata è quella con gli occhioni languidi e vagamente tristi, sul punto di piangere. Seguono il cuore rosso e ovviamente la faccina che ride a crepapelle, da sempre al vertice dei pittogrammi più apprezzati e di cui forse abusiamo e che è invece al vertice secondo la classifica di Unicode. Si prosegue col fuoco, con la faccina amorosa circondata da cuoricini, con le stelline e altri «smiley» che passano sensazioni positive, come quello con gli occhi a forma di cuore. Anche se alcuni sondaggi, come quello svolto da Wiko, segnalano ovviamente nel corso dei mesi di lockdown la crescita di emoji di altro genere, ovviamente più tristi. Che hanno costruito un po’ un racconto parallelo di quello che purtroppo avveniva (e in molte parti del mondo ancora avviene) nella vita reale: mentre infatti le emoji vengono generalmente (84% secondo l’indagine) impiegate per esprimere emozioni positive, la situazione in quarantena si è ribaltata poiché gli utenti hanno preferito utilizzare la faccina che piange, quella con la mascherina, le mani giunte o l’arcobaleno simbolo dello slogan «Andrà tutto bene» (51%).
Delle emoji si iniziano fra l’altro ad avvistare sulla versione beta di Android 11 le 117 novità per l’anno in corso da cui non mancano la celebre «mano a cuoppo» all’italiana ma arrivano anche la bandiera transgender e le faccine più inclusive fino a cibi e animali che incredibilmente ancora mancavano fra le scelte (dodo, orso bianco, bubble tea e peperoni per citarne alcune, qui l’elenco completo). Ma a un continuo aumento corrisponde anche una crescita dei problemi di interpretazione e contestualizzazione. InfoJobs, per esempio, ha sfornato un piccolo galateo a prova di ufficio. In tempi di smart working, infatti, dovremmo essere ancora più accorti del solito a usare le faccine giuste e a non abusarne. Per cui se fra le emoji approvati ci sono senz’altro il classico smile, il braccio muscoloso e l’immagine del party meglio evitare i cuori, le solite risate a crepapelle e le linguacce. Bisogna pur mantenere un certo stile. A proposito: meglio limitarli ai colleghi ed evitarne l’uso con i responsabili.
Babbel, l’app per imparare le lingue straniere, ha invece partorito un’altra guida all’uso in cui, però, si concentra sul significato di alcune specifiche emoji. Ci invita cioè a prestare attenzione alle diverse interpretazioni. Se la faccina sottosopra che sorride va usata con cautela, perché mostra un doppio significato a cavallo fra sarcasmo e disappunto, anche quella delle mani che applaudono ha due significati ben diversi: mostra elogi e congratulazioni nei paesi occidentali, mentre in Cina simboleggia fare l’amore. Ancora: in Brasile e in Turchia, l’emoji della mano che dice ok è considerato un insulto ed equivale al dito medio. Al contrario in Giappone in viene utilizzato per rappresentare il denaro. Sfumature, o nette differenze, di significati a cui – specie se si ha una vita ricca di rapporti, anche internazionali – occorre tenere conto.
Così mentre Ultima Petfood permette di trasformare in emoji, anzi in una Animoji tipo gli adesivi interattivi di Apple, anche il vostro quattro zampe (basta collegarsi qui per creare e scaricare l’avatar del proprio cane o gatto), anche le emoji pare subiranno degli slittamenti a causa dell’epidemia. Se il carico di novità autunnali arriverà come promesso, quelle del 2021 finiranno, pare, direttamente al 2022. A darne notizia nelle scorse settimane è stato proprio il consorzio Unicode, che si occupa della loro standardizzazione e si basa sul lavoro di volontari, che ha subito delle modifiche durante la pandemia.
Il World Emoji Day è nato nel 2014 dall’idea di Jeremy Burge, fondatore della già citata Emojipedia, il sito che raccoglie e cataloga tutte le emoji. Fra le ultime statistiche più interessanti riportate dalla piattaforma c’è il lieve declino nell’uso di quelle positive, intorno al 5,6%, la presenza di un’emoji in almeno un tweet su cinque pubblicato sul social e la certificazione di come la categoria Smiley & People sia sempre e comunque, da anni, quella più usata.