Covid-19, il vaccino di Oxford funziona e si punta a distribuirlo senza finire la sperimentazione
Fra i vaccini anti-Covid attualmente in sperimentazione nel mondo, quello studiato da AstraZeneca e dall’Università di Oxford, “sostenuto” da Bill Gates e prodotto materialmente in Italia, dimostra di funzionare. Si trova ancora nella terza fase sperimentale, quella allargata a decine di migliaia di volontari sani, e ha dimostrato di non bloccare il contagio sull’uomo ma di ridurre la malattia a un po’ di tosse e mal di gola. Per neutralizzare definitivamente il virus occorrerebbe una dose superiore, con ulteriori costi e tempi più lunghi che potrebbero richiedere un altro anno. Proprio per questa ragione l’Unione Europea ha in programma di chiedere all’EMA, l’agenzia europea del farmaco, di autorizzare in ogni caso la somministrazione del vaccino alle fasce più a rischio della popolazione. A rivelarlo è un articolo pubblicato su La Stampa, nel quale si specifica inoltre che l’idea di distribuire il vaccino senza aver completato la sperimentazione potrebbe generare una serie di polemiche prima e di azioni legali dopo, nelle quali i tribunali potrebbero anche assecondare le motivazioni dei contrari proprio per via di questo desiderio di anticipare i tempi.
LEGGI ANCHE
Covid-19: cosa sappiamo sul vaccino di Oxford che arriverà anche in ItaliaCon l’autorizzazione speciale che si intende richiedere, già a fine 2020 – nonostante sia ancora in corso la fase 3 di sperimentazione – l’Ema darebbe il via libera alla somministrazione del vaccino alle fasce più esposte della popolazione, primi fra tutti gli anziani. Una scelta che non comporterebbe pericoli per la popolazione, poiché il vaccino ha comunque già superato i test che ne accertano la non tossicità e sicurezza.
Detto ciò, grandi perplessità non mancano a poposito di tale opzione, sebbene la somministrazione scatterebbe soltanto in presenza di ulteriori buoni risultati in fase avanzata di sperimentazione. Una condizione imprescindibile dopo che un nuovo studio del King’s college di Londra, condotto su 90 ex pazienti Covid, ha rilevato che gli anticorpi sviluppati mantengono la stessa potenza immunitaria soltanto nel 17% dei casi, riducendosi in tutti gli altri o addirittura annullandosi totalmente.
Proprio poche settimane fa, l’Italia ha già sottoscritto un contratto – insieme a Francia, Germania e Olanda – per l’approvvigionamento destinato a tutta la popolazione europea di 400 milioni di dosi del vaccino per il Covid-19 sviluppato dalla multinazionale farmaceutica AstraZeneca in collaborazione con l’Università di Oxford.