Backstreet Boys, la reunion (a distanza) ai tempi del Coronavirus
Ventisette anni. Tanto è passato dal giorno in cui i Backstreet Boys si sono riuniti, a formare quella che sarebbe poi diventata la boy bond più rappresentativa degli anni Novanta. Allora, Nick Carter, Howie Dorough, Brian Littrell, Aj McLean e Kevin Richardson erano poco più che adolescenti, ma, a guardarli, ventisette anni più tardi, separati dalla distanza sociale che il Coronavirus ha imposto a ciascuno di noi, pare che il tempo non sia passato. I cinque del pop, i soli capaci di vendere nel mondo oltre 130 milioni di dischi, sono rimasti i ragazzi di un tempo, identici alla versione di sé davanti alla quale orde di ragazzine si sono strappate i capelli. Fisicamente e virtualmente, com’è accaduto domenica sera.
https://m.youtube.com/watch?v=Fs-PQoxQznoI Backstreet Boys, insieme a Dave Grohl e Billie Eilish, insieme ad Elton John, hanno preso parte all’iHeart Living Room Concert, manifestazione di beneficenza organizzata, via computer, per raccogliere fondi da destinarsi alla Feeding America e alla First Responders Children’s Foundation. Domenica sera, divisi dalla pandemia, si sono esibiti sulle note di I Want It That Way, singolo datato 1999. Hanno cantato, ciascuno dal salotto di casa propria, Nick Carter vestito degli stessi capelli biondi, dello stesso sorriso da american dream sfoggiato all’inizio degli anni Novanta.
La performance è durata qualche minuto e, alla fine, ha visto i Backstreet Boys raggiunti dai propri bambini. Hanno cantato e cantato ancora, e il video dei cinque messi insieme da Skype, da un successo impresso a fuoco nella memoria di chiunque abbia vissuto a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, è diventato virale. Nella consapevolezza, per dirla con Tiziano Ferro, che poco serve per «ricordare al mondo chi eravamo e che potremmo ritornare».