Il coronavirus stravolge anche il calcio italiano
Il calcio italiano si ferma, chiude gli stadi, si rimanda a data a destinarsi. Effetti del Coronavirus sul pallone che rotola lungo tutta la penisola, dalla Serie A alla Serie D, dai professionisti ai dilettanti, da Cristiano Ronaldo al terzino dell’Opitergina. Dopo le quattro partite rinviate domenica scorsa, il calendario della Serie A subisce un’ulteriore cambiamento. Nelle zone a rischio si giocherà senza pubblico.
Tutti in quarantena. E la 26ª giornata viene stravolta. A porte chiuse quindi il big match Juventus-Inter (domenica sera) con una perdita dell’incasso per la vendita dei biglietti stimabile in circa 3 milioni di euro per il club campione d’Italia. Ma il Codacons ha chiesto la diretta in chiaro, che ppotrebbe essere trasmessa da TV8: Sky, che detiene in diritti, e Lega Calcio ne stanno parlando.
Niente pubblico anche per Udinese-Fiorentina (è prevista sabato, ma c’è l’ipotesi che possa slittare a lunedì 2 marzo), Sassuolo-Brescia, Parma-Spal e Milan-Genoa. Le restrizioni per la Serie A e Serie B per ora fanno riferimento alle regioni a rischio: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Liguria. A proposito di quest’ultima: quasi certe le porte chiuse anche per Sampdoria-Verona, in programma lunedì 2 marzo a Genova.
L’UEFA ha già stabilito che anche Inter-Ludogorets, ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League previsto per giovedì a San Siro, si giochi a porte chiuse. Intanto la Lega Pro (Serie C) ha rinviato la 9ª e la 10ª giornata di ritorno nei gironi A e B (si tratta di 35 partite) e la Lega Dilettanti ha sospeso tutte le partite delle regioni coinvolte.
Il Milan attraverso i suoi canali ufficiali informa «di aver predisposto una procedura di rimborso dei biglietti» per la gara di domenica con il Genoa; altre società stanno valutando modalità di rimborso per i propri abbonati. La Juve va in controtendenza: non rimborsa, però perde i ricavi di museo, negozi e attività commerciali legate all’evento-partita. Lunedì il titolo della Juve ha avuto un crollo in Borsa chiudendo con un -11,8%. Per l’industria-calcio si tratta di un danno enorme. Il calcio incide per il 35% sul volume d’affari generato dal mondo dello spettacolo italiano, con un indotte economico di 18,1 miliardi di euro e un impiego di oltre 250.000 persone.
La situazione – non solo nell’Italia sportiva – è per ora sotto controllo. In queste ore Michele Uva – vicepresidente dell’UEFA – ha dichiarato: «Cerchiamo di non fermarci, il percorso sportivo verrà bloccato solo se la situazione dovesse precipitare». Ma in Europa si guarda all’Italia con preoccupazione, anche in vista dei prossimi impegni della Champions League. A Valencia c’è ansia per il ritorno degli ottavi contro l’Atalanta. I nerazzurri dovranno giocare al Mestalla, ma tutto è ancora in dubbio per gli sviluppi del morbo.
Calendari intasati, date introvabili per i recuperi, difficoltà nel gestire l’emergenza: il calcio italiano naviga a vista, con una sola certezza. I tempi per tornare alla normalità non saranno brevi. Il rischio è quello di dover stravolgere anche i prossimi week end. E c’è già chi parla di «campionato falsato» e prospetta la possibilità di ridisegnare completamente il calendario.