«Hair Love»: tutta la meraviglia del corto candidato agli Oscar 2020
Ricci e indomabili, tanto crespi e folti da non poter reggere nessun gioco, nemmeno quello in plastica di un elastico colorato. Hair Love, all’apparenza, è la storia di una testa disordinata, di capelli incapaci di arrendersi al tocco della spazzola. Una bimba afroamericana li porta su di sé, con la distaccata rabbia di chi non ha scelto nulla. La notte, li tiene sepolti sotto una cuffietta rosa. La mattina, con le mani armate di tutorial e olii, cerca di ammansirli davanti allo specchio, i piedini puntati su una pedana in legno. Piange, la bimba, nel corto Hair Love, candidato agli Oscar 2020 nella categoria dedicata. Piange, gli occhietti fissi sul suo iPad, in cerca di un aiuto che sembra esserle negato. Perché il corto, che all’apparenza insegna il valore dell’unicità, della bellezza e della solidarietà, è, in realtà, molto di più: una storia di famiglia e resilienza, di malattia, rinascita e consapevolezza.
https://www.youtube.com/watch?v=kNw8V_Fkw28Quel che guarda la bimba senza nome, con la testa ricciuta e il tutù rosa, non è una beauty blogger qualunque, di quelle di cui Internet conserva infinita memoria. È la propria mamma, una donna altrettanto ricciuta, cui il cancro ha tolto ogni più piccolo capello e, insieme alla zazzera, ha portato via la possibilità di curare la sua bambina. La piccola è rimasta a casa con il papà, e la mamma l’ha lasciata in ospedale, mentre nell’iPad ne ha serbato i video. La mattina, con i piedini puntati sulla pedana in legno, ha cercato di riprodurne l’arte, trasformando l’enorme matassa di capelli neri in graziosi codini e trecce. Ma ogni sforzo si è rivelato vano. Sarà il papà, allora, i rasta e i tatuaggi, a sedere dove un tempo sedeva la mamma, combattendo una strenua battaglia contro i ricci della figlioletta.
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Oscar 2020: da «Joker» a Tarantino, a tutte le nominationHair Love, che nel finale porta con sé il ritrovato coraggio della madre malata, la forza di mostrare al mondo la propria e calva testa, non è una storia qualunque, di bellezza e trucchi. È la storia di una famiglia che le avversità non sono riuscite a spezzare. Insegna l’empatia, il valore della solidarietà, predica la bellezza. Ed è tanto forte da non aver bisogno di niente per essere raccontata, non di parole né di grandi spazi.