Tutti pazzi per Elly Schlein: una nerd, innamorata dell’Emilia
Risponde subito al telefono e non ha fretta di chiudere l’intervista (nonostante in queste ore sia presente dappertutto: radio, tv e giornali). Anzi si dilunga con dettagli ed aneddoti. È sicuramente questa una delle doti di Elly Schlein, 35 anni, metà italiana e metà americana. È disponibile, ama il confronto, ha voglia di capire. Alle elezioni regionali in Emilia Romagna si è presentata come capolista di Emilia Romagna Coraggiosa, «l’unica lista ecologista, femminista, di sinistra dentro la coalizione che ha sostenuto Bonaccini, non era una responsabilità da poco». E ha (stra)vinto su tutti.
15.975 preferenze a Bologna, 3.896 a Reggio Emilia, 2.227 a Ferrara. Un totale enorme di oltre 22mila voti, da far impallidire i big storici della Regione, come Raffaele Donini, candidato dem, che a Bologna ha raggiunto quota 13.786 preferenze.
Che effetto fa essere la più votata?
«Se me l’avessero detto prima non ci avrei scommesso un euro. Mi sento bene, molto grata, molto riconoscente di questo investimento di fiducia che non mi aspettavo. Significa che è passata un’idea diversa di politica e di rappresentanza, una politica che non alza la voce e non fa propaganda di basso profilo ma lavora a testa bassa. Come ho fatto negli ultimi cinque anni da parlamentare europea a Bruxelles. Dico sempre che non so com’è di sabato quella città perché non ci sono mai stata».
Come mai?
«Tutti i fine settimana tornavo a casa proprio per accorciare quelle distanze percepite tra persone e istituzioni. Purtroppo vuol dire anche non avere più una vita ma ha pagato, credo di aver raccolto quello che abbiamo seminato.In questi mesi di campagna elettorale ho fatto tre giri delle province e tantissimi eventi proprio per recuperare l’ascolto delle persone».».
Ha anche incrociato Matteo Salvini.
«Sì, eravamo nella stessa città e ho voluto cogliere l’occasione per fargli la domanda a cui non ho mai avuto risposta: “Perché per 22 volte non ti sei presentato alle riunioni sui negoziati di Dublino, al parlamento europeo?”. La riforma è necessaria per cambiare la norma in base alla quale le persone sono costrette a chiedere l’asilo (ed è un loro diritto farlo) nel primo Paese di arrivo. La Lega si è astenuta sul voto e adesso addirittura la riforma è bloccata grazie agli amici di Matteo Salvini, ovvero il leader ungherese Orban. Con questa riforma si cancellerebbe il criterio del primo Paese e si chiederebbe così ad ogni stato di prendersi la sua responsabilità».
Lei è nata a Lugano e ha un papà americano. Come si è innamorata dell’Emilia Romagna?
«Sono una figlia adottiva e orgogliosa di questa terra da 15 anni. L’Emilia Romagna è una terra che sa diventare casa come poche, casa per tanti che l’hanno scelta. Non ti chiede mai da dove vieni, ti chiede che cosa possiamo fare insieme. Sono arrivata a Bologna per studiare giurisprudenza e non sono più andata via».
E la politica com’è arrivata?
«Non era nei miei piani, mai mi sarei immaginata di essere oggi, con un cognome così difficile da scrivere, la più votata nella storia delle elezioni regionali di questa meravigliosa regione. Non c’è mai stato un momento preciso, mi ci sono trovata passo dopo passo. Ho iniziato si potrebbe dire all’università quando portavamo cultura in facoltà, io portavo delle proiezioni, poi visto che sono anche americana ho fatto esperienza da volontaria nelle due campagne elettorali di Obama. Ci ho messo tanto impegno».
Non ha mai pensato di mollare?
«Faccio parte di una generazione che si era allontanata dalla politica, lo avevo fatto anch’io ma ad un certo punto ti rendi conto che se non ti rimbocchi le maniche e provi a parteciparlo quel cambiamento, se non provi ad essere il cambiamento che vuoi vedere nella società, non puoi aspettarti che altri lo facciano per te. Anche se sei incazzato con la politica e ti allontani, devi renderti conto che gli altri continueranno a farla e il peso delle loro decisioni ricadrà comunque anche sulla tua vita, quindi vale la pena, nelle forme e nei modi in cui uno può, di partecipare alla cosa pubblica. Le sardine in questo senso aprono un orizzonte per me interessantissimo».
Hanno riportato le persone in piazza.
«Noi abbiamo cercato di ricostruire un senso di comunità e in questo devo dire che le sardine hanno aiutato molto, hanno cambiato il clima. Abbiamo dimostrato che questa destra non è imbattibile se ci metti candidature credibili e un metodo nuovo di stare insieme. Mentre la destra ha portato con prepotenza un’idea di divisione e individualismo per rispondere alla crisi, questa terra si è ricordata che ha trovato coraggio in passato, durante la guerra per la Resistenza e dopo la guerra, quando c’era una povertà estrema. Come si è rialzata? Con l’unione, tendendo una mano a chi fa più fatica. Questo ha mobilitato tante persone che alle ultime elezioni erano era rimaste a casa. La gente ha capito che la posta in gioco era altissima».
La Lega ha ottenuto comunque molti voti.
«Sì, derivano sicuramente da errori fatti dal centrosinistra e cavalcati dalla Lega. Da un’insistenza compulsiva sull’emergenza immigrazione e su questa è necessaria fare una grande operazione verità. C’è una domanda di sicurezza sociale, credo che con più certezze sul futuro proprio e dei propri figli, dilagherà anche meno l’odio per il diverso che è sempre il capro espiatorio più facile. La verità è che se ci sono ragazze della mia età con due lauree che non trovano lavoro anche qui a Bologna. La colpa non è dei 40 migranti salvati dalla Sea Watch, la realtà è più complessa».
Come deve ripartire la sinistra da questo risultato?
«Dobbiamo riaggregarci attraverso una visione condivisa del futuro, ritrovare unità. La sinistra in questi anni si è frammentata troppo per effetto di rotture che abbiamo avuto con il partito democratico. Io per prima, che ero stata eletta col Pd nel parlamento europeo e sono uscita nel 2015, perché abbiamo avuto i nostri problemi con le riforme fatte dal governo Renzi».
Adesso, è tutto passato?
«Diciamo:”È vero, non è stato tutto rosa e fiori in passato ma adesso dobbiamo fare fronte comune contro questa destra pericolosa e bugiarda, anche condizionando da sinistra le politiche future della regione Emilia Romagna e le scelte del Pd e di Bonaccini. Abbiamo chiesto un impegno concreto sulle questioni per cui le persone si stanno mobilitando da sole, cioè l’emergenza climatica e l’emergenza sociale».
Rientrerebbe nel Pd?
«Per ora no. Sto bene dove sono, sto molto attenta al percorso che avvieranno, c’è bisogno di fare chiarezza. Io intanto sto qui cercando di riconnettere questi fili, progetti piccoli come il nostro che hanno dimostrato di essere decisivi per riappassionare le persone, portarle a votare e vincere in Emilia Romagna».
Alla vita di prima, quella senza politica ci pensa?
«Sono un aspirante regista e credo che rimarrò tale. Vado tutti gli anni al festival di Locarno, sono appassionata di musica, suono, di notte, la chitarra rigorosamente elettrica e il pianoforte. Se fai questo la voro con passione resta poco tempo per le persone a cui vuoi bene, gli amici, la famiglia e anche il cucciolo di cane che ho qui con me da pochi mesi. Per il resto sono una nerd, vengo dai videogiochi degli anni 90. Alla sera per decomprimere ogni tanto mi metto alla playstation anche io. Quel poco tempo che ho è quando la gente normale dorme. E tu riesci a ritagliarti un angolino di pace per ricordarti cosa c’è oltre alla politica e alle battaglie che porti avanti per cercare di cambiare le cose».