Annalisa: «Così ho imparato ad amarmi»
Un album nuovo, di quelli un poco misteriosi, dei quali nulla è dato sapere. Annalisa, che nella musica ha trovato se stessa, ha voluto affidare alla propria voce il compito di raccontare il peso degli anni. Di una maturità che è passata per lo specchio, trovandovi tutta la complessità dell’immagine che lì era riflessa. «Ho capito che, in fin dei conti, quel che volevo era un po’ di verità», ha ammesso la cantante, gettando la maschera e, insieme, una vaga forma di ossessione perfezionista. «Volevo essere il meglio», ha detto, «Ma mi sono accorta che, nella ricerca, stavo perdendo me stessa». Allora, è arrivata la maturità: quel po’ di saggezza che porta l’uomo a riconoscersi (anche) nei propri difetti. «Ché, in fondo, sono più bella così», ha spiegato. «E siamo sempre in tempo, in fondo / per trovarci un posto / Anche se piove dentro / Va bene lo stesso», ha poi cantato, affidando a Vento sulla Luna, nata in una giornata di marzo da una writing session con Dardust e Franco126, il proprio ritorno alla musica.
Il brano, un featuring con Rkomi, è stato rilasciato venerdì 29 novembre e, in pochi giorni, ha scalato le classifiche di iTunes, portando con sé parte di quello che sarà il settimo album in studio della cantante. «Vento sulla Luna è il primo, vero passo legato al disco che uscirà nella primavera del 2020. Avocado Toast era un appetizer, diciamo così. Era estate, era un po’ che non mi facevo sentire, ne ho approfittato per fare una cosa diversa, legandomi ad una tematica bella come quella relativa al non abbandono dei cani. È stato un episodio, qualcosa che mi è servito a rientrare in carreggiata (ride, ndr)».
https://www.youtube.com/watch?v=oulNJEJS9nwPerché ha deciso di fare un primo passo verso l’album proprio con questo brano?
«Perché credo sia molto rappresentativo, molto centrale. Non si tratta di un episodio diverso, un po’ folle, com’è stato per Avocado Toast. Vento sulla Luna è proprio come sarà il disco».
E come sarà questo disco?
«Sarà una naturale conseguenza di Bye bye: la strada è quella, è in evoluzione. Io credo di non essere neanche capace a farle uguali le cose. Sento sempre la necessità di aggiungere qualcosa, di fare meglio, di non fermarmi».
Dunque, cos’ha fatto con questo disco?
«Ho cercato le emozioni oneste. Ecco. Oneste. Quello che ho voluto provare a fare con questo disco è cercare di raccontare senza filtri quello che di solito non si racconta attraverso i social, nelle interviste, nel corso dei promo».
Tipo?
«La fragilità, quella vissuta con orgoglio. Dentro al disco, c’è la voglia di mettere a nudo tutto ciò che è vero, ciò che si vive nella vita di tutti i giorni senza tante costruzioni, senza tante finzioni o filtri».
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«Mtv Ema 2018»: Annalisa è il Best Italian ActStanca della comunicazione social?
«No, però credo che ogni post sia fatto per dare una rappresentazione di quel che si è, che non ha mai alcuna corrispondenza nella realtà. Instagram dovrebbe essere la verità, raccontare la persona, ma c’è sempre il filtro di mezzo, lo sfondo brutto tagliato. Poi, esci fuori dal quadrato di Ig e trovi la realtà. Ecco, io questa realtà vorrei raccontarla, vorrei raccontare quel che c’è fuori dalla foto».
Da dove è nato questo bisogno?
«Ho sempre avuto questa necessità, ho solo cercato di arrivarci pian piano, di approfondirla sempre di più, con chiarezza».
Ma i social come li vive?
«Come un divertimento, con i giochini, la suspense, una trasparenza che è poi quella che mi porto nella vita reale. Della critica o dell’allusione un po’ hot nei commenti, uso questo eufemismo va’ (ride, ndr), non me ne frega niente: a volte capita che mi faccia una risata, altre che si accenda in me una punta di fastidio, perché se fossi un uomo, forse, non mi succederebbe».
Chiara Ferragni a Sanremo le piacerebbe?
«Sì, a me piace la Ferragni. La mia domanda è “Perché no?”».
Ci andrà, a Sanremo?
«Sanremo quest’anno lo salto, quest’anno lo guardo da casa e tifo».
Basta tv?
«Diciamo che se mi si vedrà in televisione, sarà per cantare, ma nei giorni di Sanremo vorrei dedicarmi all’album, che sarà imminente».
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«Al momento, no. Questo programma ha chiuso il cerchio: non escludo nulla, ma per adesso secondo me si è detto tutto».
E come le concilierà le sue due anime, il rigore scientifico della laureata in fisica e la creatività della cantante?
«Nella musica. Prenda l’approccio alla scrittura. Quello è totalmente creativo. Mi viene un’idea ed è improvvisa, mai ponderata. Poi, quando rifinisco la canzone, penso al mondo che può evocare ed esce la parte di me più logica».
È molto perfezionista?
«Lo ero. Ho imparato a liberarmi della voglia di essere perfetta. Negli anni passati, durante una performance, mi capitava di essere iperconcentrata: volevo dare il meglio, essere al top, fare tutto giusto. E c’era un filtro a separarmi dalle persone. Allora, ho capito che è meglio l’errore, il momento goffo ma vero, che la rigidità della concentrazione. Mi sono spogliata dell’ansia da prestazione».
E ha funzionato?
«Sì. Addirittura, mi sono resa conto, guardandomi da fuori, che mi piaccio molto di più quando faccio qualche cazzata che quando esagero nell’essere precisa, perché precisa, nella vita, non lo sono».
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«Sì, a me piacerebbe. Mi piacerebbe perché, avendo fatto uno stesso percorso, mi piacerebbe stare dall’altra parte a dire le cose che sto dicendo ora».
E che avrebbe voluto che qualcuno le dicesse allora?
«Probabilmente qualcuno me le ha anche dette, ma certe cose vengono con il tempo. si deve essere nella giusta disposizione d’animo, nel giusto momento storico per capirsi e avere la maturità e la voglia di guardarsi allo specchio apprezzando l’immagine riflessa».
Impresa ardua…
«Beh, non possiamo essere tutti fantastici in tutto. Bisogna provare a capire quali sono le proprie qualità e quali, invece, le cose che è meglio non fare».
Quali cose sarebbe meglio non facesse?
«Mille (ride, ndr). Le faccio un esempio. Si guardi: lei è così composta, calma, tranquilla. Ora guardi me».
Annalisa siede su una sedia a rotelle. Porta i jeans neri, strappati sulle ginocchia e anfibi pesanti, di quelli alti e scuri. Ha le gambe divaricate e la schiena morbida. Le braccia si agitano seguendo le mani, e il corso dei suoi pensieri. «A me viene da fare così», dice, «Prima no, prima mi sforzavo di accavallare le gambe e stare ben dritta. Oggi, ho imparato a volermi bene per come sono e tutti dovrebbero farlo. Ché poi quando vai davanti alle persone ti vogliono bene anche loro».
Com’è riuscita ad amarsi?
«È stata una cosa che è venuta abbastanza naturale, ma i social mi hanno aiutato».
I social?
«Senza renderti conto, coltivi un diario che è pubblico. Alla fine, mi sono trovata a catalogare pubblicamente la mia crescita, la mia evoluzione e anche il mio cambiamento fisico e, scorrendo le immagini e le loro didascalie, mi sono riscoperta. Ho capito e rivisto le mie debolezze, le mie fragilità, le cose che non avrei voluto fare vedere e che, invece, erano lì. E mi ha aiutato molto tutto questo. A volte, mi faccio tenerezza nelle foto di qualche tempo fa, quando ancora litigavo con i video, ed ero legata. Si trovano un sacco di cose da migliorare, riguardandosi, e un sacco di cose belle».