El violador eres tu: l’inno delle donne cilene contro lo stupro
«E non è colpa mia / né di dove ero / né di cosa indossavo: lo stupratore sei tu». Dice così un canto cileno che le donne hanno intonato prima volta alla fine di novembre, durante la rivolta nazionale in Cile contro la disuguaglianza sociale. Ma quell’inno, che protesta contro la cultura dello stupro e lo stigma attorno alle vittime, è stato adottato dai gruppi femministi di tutto il mondo.
Si chiama «Un Violador en Tu Camino» («Uno stupratore sul tuo cammino») ed è stata scritta da Latesis, un gruppo di teatro femminista che ha sede a Valparaíso, città portuale sulla costa cilena. La danza che l’accompagna è diventata rapidamente virale: si è diffusa in America Latina e in tutto il resto del mondo. È stata riproposta in Messico, Colombia, Francia, Spagna e Regno Unito. «Non era nata come una canzone di protesta, ma sono le donne che stanno manifestando ad averla trasformata in qualcosa di più», ha spiegato Paula Cometa, parlando a nome del gruppo, di cui fanno parte anche Sibila Sotomayor, Daffne Valdés e Lea Cáceres.
«Un Violador en Tu Camino» si basa sul lavoro della teorica argentina Rita Segato, che sostiene che la violenza sessuale sia un problema politico, non morale. Il testo, infatti, spiega come le istituzioni, dalla polizia, alla magistratura, alle strutture del potere politico, sostengano le violazioni sistematiche dei diritti delle donne. L’inno dice anche: «Lo stupratore sei tu / Sono gli sbirri / I giudici / Lo stato / Il presidente».
https://twitter.com/fixasttyles/status/1200793148001263624Secondo i dati della rete cilena contro la violenza contro le donne, ogni giorno vengono denunciati alla polizia 42 casi di abusi sessuali (circa due ogni ora). Ma, ad esempio, nel 2018, solo il 25,7% dei casi di abusi sessuali si è concluso con una decisione giudiziaria. «Nel sistema giudiziario cileno, stereotipi e pregiudizi danneggiano le donne vittime di violenza sessuale», ha affermato Bárbara Sepúlveda Hales, portavoce del gruppo di avvocati femministi Abofem. «In molti processi, la vita e il comportamento sessuale della vittima sono considerati una giustificazione all’aggressione subita».