Razzismo: insulti al bimbo avversario, serve la formazione prima della repressione
Via i genitori dal campo. Una società lombarda ha chiesto il Daspo, l’allontanamento dagli spalti, per i genitori che avevano insultato un calciatore di colore della squadra. L’episodio risale a domenica. È avvenuto a Desio, in provincia di Monza-Brianza, campionato Pulcini 2009 con in campo l’Aurora, società di casa, e la Sovicese.
La madre di uno dei giocatori della squadra ospite, da bordo campo, si è rivolta a uno degli avversari definendo «negro di m…». Solo a fine partita il bimbo ha raccontato quello che gli era stato detto all’allenatore e ai suoi genitori.
È ancora razzismo su un campo di calcio, come successo nelle stesse ore a Mario Balotelli in Serie A (con il capo ultrà veronese bandito dallo stadio fino al 2030), ma sentire che sono i genitori a offendere bambini della stessa età dei loro figli è in un certo senso ancora più grave.
«Negli ultimi anni è aumentato il numero di episodi dei campionati minori», spiega Mauro Valeri, sociologo e responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio, «non esistono statistiche puntuali, ma ne abbiamo contati almeno una quarantina l’anno». Se l’offesa è fra bambini avversari si può mettere in atto un intervento duro, sui genitori arbitro e allenatore non hanno potere diretto. «Si potrebbe però applicare il metodo che si sperimenta in Olanda dove non fanno più entrare i genitori agli allenamenti e alle partite sono tenuti a distanza con altri genitori che hanno un ruolo simile a quelli degli steward, di gestione e controllo».
Secondo Valeri, autore di Che razza di tifo, edito da Donzelli, e Afrofobia di Fefè Editore, serve la repressione, ma prima deve venire l’attività culturale, nelle curve degli stadi come nei campi più piccoli. «Basterebbe un’ora al mese di formazione nelle scuole calcio». Aggiunge Valeri: «Questo è razzismo, ma il mondo del calcio tende a trovare definizioni alternative dell’offesa in campo riducendola ad attacco all’avversario. Bisogna dare definizioni chiare e formazione ed evitare la politicizzazione con condanne unanimi degli episodi come all’estero».
L’assessore allo Sport della Regione Lombardia, Martina Cambiaghi, ha spiegato che «servono provvedimenti seri contro i genitori violenti e aggressivi. In caso di intemperanze verbali deve scattare l’espulsione dei genitori e dovranno frequentare corsi di fair play organizzati dalle associazioni sportive».