Ucciso Al Baghdadi? Ma chi era il leader dell’Isis?
È morto nella notte tra sabato 26 e domenica 27 ottobre: Abu Bakr Al Baghdadi, il terrorista più ricercato al mondo, a capo dell’Isis negli ultimi nove anni, si è fatto esplodere in un tunnel «senza uscita» insieme a tre bambini, forse suoi figli, durante un’operazione militare Usa, fuori dalla città di Barisha, nella provincia di Idlib, nel nordovest della Siria. A confermare la sua morte è stato Donald Trump, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca.
A tradirlo è stata una delle sue mogli, arrestata la scorsa estate. Come riporta il New York Times, è stata la donna, in un interrogatorio, a confessare la località in cui Al Baghdadi si trovava. Grazie a questa informazione, la Cia ha potuto lavorare con le intelligence irachena e curda per individuare la posizione esatta in cui il leader si trovava e seguirlo in un raid.
Chi era
Si chiamava Ibrahim Awwad Ibrahim al-Badri, aveva 48 anni ed era nato nella città irachena di Samarra. La sua era una devota famiglia musulmana sunnita che diceva di essere direttamente discendente da Maometto (questa affermazione in seguito si rivelerà vitale per aiutare Baghdadi a diventare leader del califfato islamico). Sembrava puntare a una vita tranquilla come professore della legge islamica. Ma l’invasione americana dell’Iraq nel 2003 ha ribaltato i suoi piani e lo ha lanciato verso la jihad violenta.
Fin da adolescente, era affascinato dalla storia islamica e dalle sue complessità. Come scrive il Washington Post, i suoi conoscenti lo ricordano come un giovane austero, studioso, religioso, miope, con gli occhiali con la montatura metallica e nessuna nota attitudine per combattere e uccidere. Che amava il calcio ma preferiva trascorrere il suo tempo libero nella moschea locale. «Aveva sempre libri religiosi o di altro genere sulla sua bici», ricorda, parlando con Newsweek, Tariq Hameed, un conoscente. Il giovane Ibrahim disprezzava gli abiti occidentali che piacevano ai giovani di Samarra, preferendo il tradizionale berretto da preghiera, la barba e la tunica dishdasha bianca da religioso devoto.
Laureato presso l’Università di Baghdad nel 1996, ha conseguito un master in recitazione coranica presso l’Università di Saddam. Ed è diventato sempre più conservatore: i conoscenti ricordano che all’università era indignato alla vista di uomini e donne che danzavano nella stessa stanza durante le feste di matrimonio. Nel 2003, a 31 anni, stava per raggiungere il dottorato e ottenere una cattedra. Ma dopo che le truppe statunitensi hanno invaso l’Iraq, quell’anno, e il regime di Saddam Hussein è stato destituito, Ibrahim è entrato a fare parte della cosiddetta «insurgency», una rivolta violenta contro il nuovo governo iracheno sciita e contro i soldati americani presenti nel paese, spiegando in seguito di averlo fatto come un dovere religioso. Ci sarebbero voluti altri quattro anni, prima che tornasse all’Università per discutere la sua tesi.
Nel 2004 fu catturato dagli americani a Falluja e trasferito nella prigione di Camp Bucca, nel sud dell’Iraq, che era gestita dagli Stati Uniti: fu allora che conobbe diversi altri leader jihadisti, e dopo la morte del primo capo dell’Isis, Abu Musab al Zarqawi, divenne vice del suo predecessore, Abu Omar Al Baghdadi. E quando, nel 2010, anche Al Baghdadi morì, facendosi esplodere, Ibrahim divenne leader dell’organizzazione, con il nome di Abu Bakr al Baghdadi. Con lui l’Isis si staccò definitivamente da Al Qaida e cominciò a combatterla, conquistando tutti i territori che sarebbero diventati parte del Califfato Islamico.
Nel 2014, dal pulpito della Grande moschea di al Nuri di Mosul, appena conquistata dall’Isis, Al Baghdadi si presentò come un diretto discendente di Maometto e esortò tutti i musulmani a seguirlo.
L’uomo al timone dello Stato islamico era una «presenza oscura»: è apparso in pubblico solo una manciata di volte e raramente ha permesso di sentire la propria voce. Durante il suo mandato, lo Stato Islamico è arrivato a rispecchiare il suo leader, una figura messianica attratta dalle interpretazioni più dure dei testi islamici e convinta che tutti i dissidenti dovessero essere messi a morte.
L’Occidente lo ha conosciuto come il terrorista più ricercato del mondo, responsabile delle decapitazioni – filmate – degli ostaggi occidentali e dei sanguinosi attentati negli Stati Uniti e in Europa (come gli attacchi del 2015 a Parigi). A capo dell’organizzazione terroristica più potente e ricca di sempre, Al Baghdadi ha costruito un vero e proprio stato, il Califfato Islamico, autonomo finanziariamente e dotato di istituzioni proprie, grande come il Belgio.
A una visione estremista dell’Islam, Al Baghdadi univa un «astuto pragmatismo»: fece convivere jihadisti radicali, ex funzionari baathisti (del partito Baath, che fu anche il partito di Saddam Hussein) iracheni e ufficiali militari in una unica ed efficiente forza militare che riuscì a conquistare una buona parte della Siria e dell’Iraq in pochi mesi.
Che cosa ne è dell’Isis
Molti analisti, tuttavia, hanno sottolineato che la sua morte non decreterà la fine dell’Isis, che aveva già cominciato a riorganizzarsi per sopravvivere alle sconfitte militari subite in Siria e in Iraq e alla fine del Califfato Islamico. Inoltre l’Isis potrebbe sfruttare gli scontri tra turchi e curdi, nel nordest della Siria, che potrebbero portare alla liberazione di centinaia di miliziani detenuti nelle prigioni curde. Inoltre, in quanto terrorista più ricercato al mondo, Al Baghdadi non aveva comunque più molta libertà di spostarsi e di prendere decisioni nodali.
L’Isis è ancora vivo e pericoloso, con le sue cellule clandestine che rimangono attive soprattutto in Siria e Iraq. Da quando è stato dichiarato sconfitto militarmente in Iraq nel dicembre 2017 e in Siria nel febbraio 2019, l’organizzazione sembrava essere guidata da una serie di capi locali. Ma parre che il successore il Al Baghdadi sia già stato designato: secondo il Newsweek si tratterebbe di Abdullah Qardash, che sarebbe stato scelto lo scorso agosto proprio da al-Baghdadi come numero uno della divisione «Muslim affairs» dell’Isis. Non si sa molto di lui, se non che è stato un ex militare dell’Iraq, che ha servito sotto Saddam Hussein. Secondo Robert Baer, ex operativo della Cia, esperto di Medio oriente e terrorismo, «il successore di Al baghdadi «sarà sicuramente qualcuno più efficace e pragmatico, o forse più razionale», come ha detto a La Stampa. «Le atrocità compiute da Al Baghdadi hanno reso lo Stato islamico inaccettabile per la stragrande maggioranza de musulmani, anche per alcuni di quelli allineati su posizioni più radicali».