«The Politician»: Ryan Murphy e il (futuro) Presidente degli Stati Uniti
The Politician parla di ambizione, e del prendersi ciò che si vuole, ma alcune scene potrebbero disturbare chi soffre di salute mentale instabile. Inizia con questo monito (che è già tutto un programma) la nuova serie di Ryan Murphy, dal 27 settembre su Netflix. Incentrata sul mondo della politica (e non solo), ha come protagonista Payton Hobart (Ben Platt) studente liceale di Santa Barbara che ambisce al titolo di Presidente del consiglio studentesco, ma l’obiettivo finale non è la Saint Sebastian High School.
Payton, insieme al suo team di amici/analisti e First Lady, sogna di diventare infatti il Presidente degli Stati Uniti, un desiderio di molti a cui recentemente è stata tolta l’aura di impossibilità, come gli viene fatto notare durante il colloqui d’ammissione per Harvard. Payton ha le idee chiare, è ambizioso e in lui ritroviamo la maggior parte delle caratteristiche dei personaggi degli show di Ryan Murphy (ricorda moltissimo la Rachel di Glee interpretata da Lea Michele), con pregi e difetti tipici degli adolescenti raccontati dal regista di Indianapolis.
Partendo dai teenager Murphy racconta l’America di oggi, le nevrastenie e le ossessioni di una società attraverso i suoi leader. Payton è ossessionato dal replicare i gesti che hanno reso celebri i suoi «predecessori» (ha le biografie di tutti i capi di Stato e ne studia con attenzione il linguaggio verbale e non verbale), ed è sicuro di vincere perché ha un asso nella manica. Figlio di una cameriera di cocktail, che lo ha dato in adozione a una famiglia benestante, incarna entrambi i “sogni” americani. Ma basterà per renderlo il futuro leader degli USA?
https://youtu.be/ZjoQXZOacSoPayton viene cesellato come un moderno Pinocchio (emblematica in questo termini è la sigla dello show) farcito di cultura e sentimenti repressi. Il perfetto candidato viene così plasmato (anzi scolpito) a regola d’arte.
La sua controparte è Astrid (Lucy Boynton), una ricca e annoiata ragazza con un evidente problema di relazione con il padre, che cerca di compiacere a tutti i costi. Emerge maggiormente nella seconda parte della stagione, in cui brillano star del calibro di Gwyneth Paltrow e Jessica Lange.
Gwyneth Paltrow è la mamma adottiva di Payton, che ha sposato un marito che non ama ma che l’ha riempita di gioielli e caftani. Partendo dal suo personaggio (che veste solo con colori decisi e abiti di alta sartoria) è interessante notare la caratterizzazione che Murphy da ad ogni personaggio partendo dal vestiario (impazza il preppy e il college ma ognuno di loro ha una declinazione che li rende unici).
Leggi anche:
«The Politician»: la prima volta di Gwyneth Paltrow su Netflix
Ryan Murphy affronta ancora una volta con estrema perizia la situazione attuale, e lo fa senza perbenismi (emblematica in questo senso la scelta del vice di Payton, Infinity, malata terminale di cancro). The Politician mostra quindi quanto può essere cruda e insensibile la vita delle classi più agiate e la sprezzante brutalità con cui vengono prese le decisioni a tavolino, in cui la compassione è un taboo che rende deboli, e dove l’unico obiettivo è raggiungere il successo al fine di compiacere il proprio ego.
Murphy torna a spiazzarci come in Popular (la sua prima serie tv che compie 20 anni) continuando, due decadi dopo, a stupire per originalità e risolutezza, regalandoci un piccolo gioiellino che ci ricorda che non tutto è perduto, anche quando pensiamo di aver già perso.