«Donne che amano gli stronzi»: 8 consigli per evitare i legami sbagliati
A volte capita che i nostri compagni – mariti, fidanzati, amanti – se ne vadano all’improvviso con una donna che è l’opposto di noi o con una nostra replica, solo di molti anni più giovane. Altre volte, invece, capita che non si decidano mai ad andarsene, incapaci di accettare la fine di una storia.
Certe volte passiamo la vita accanto a uomini fragili, insicuri, inconcludenti. O, al contrario, la spendiamo al fianco di compagni egoisti, prevaricatori, bugiardi, manipolatori, chiedendoci che cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo.
A volte accade che le nostre storie d’amore sbagliate finiscano – con sollievo o con disperazione – e che, poco dopo, ci ritroviamo invischiate nello stesso tipo di relazione, anche se con una persona diversa al nostro fianco. E allora ci chiediamo: «Possibile che gli stronzi li trovi tutti io?». La risposta è: «sì».
Ma non date la colpa al destino. Perché l’uomo imperfetto ha sempre al suo fianco una donna imperfetta. E, spesso, dietro al nostro essere comprensive, benevole o disponibili fino all’autolesionismo, nascondiamo errate convinzioni che fanno emergere il peggio di noi e di chi ci sta accanto.
Sumitra Patrizia Beni, esperta di tecniche di meditazione e attivazione della presenza, di respirazione neo-reichiana, di tecniche di decondizionamento, ha deciso di scrivere un libro – Donne che amano gli stronzi (edizioni Uno Editori) – dedicandolo a tutte quelle mogli, fidanzate, amanti che sono disposte a confrontarsi con la loro forza e con le loro debolezze e a imparare a conoscersi davvero. Perché, se diventiamo consapevoli di quello che siamo, allora il compagno giusto possiamo trovarlo e gli stronzi di turno, possiamo evitarli o liberarcene definitivamente.
Prima però cerchiamo di definire cosa intendiamo per “uomo stronzo”. Nell’universo maschile può avere innumerevoli declinazioni e infinite sfumature: mettere tutti nello stesso calderone può quindi essere superficiale e pressapochista.
Uno uomo che entra per primo in un ristorante e poi lascia che la porta vi si stampi sul naso è diverso da quello che scappa da una relazione perché non vuole legami seri, così come quello che, dopo una separazione, dimentica di avere responsabilità nei confronti dei figli è molto diverso da quello che va al derby il giorno del vostro anniversario.
Se qualcosa accomuna tutti questi uomini, non è l’essere semplici canaglie, ma è il fatto di farvi vivere relazioni insoddisfacenti.
Bisogna però essere consapevoli del fatto che siamo noi a ripetere all’infinito gli stessi meccanismi che portano all’insoddisfazione. E che questi meccanismi sono dettati dal nostro giudice interiore, ossia da quell’insieme di regole, atteggiamenti, protezioni e barriere morali che abbiamo edificato nei primi anni di vita e che, fino alla fine dei nostri giorni, se non verranno smascherati e trasformati, stabiliranno i nostri codici di condotta.
Come uscirne? Nella gallery 8 consigli e considerazioni per iniziare questo percorso di cambiamento, che non sarà semplice e probabilmente neanche indolore, ma che dobbiamo intraprendere per il nostro bene.
E ricordatevi: se qualcuno gioca a perdervi… lasciatelo vincere!